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L’Europa degli altri: nuovi cittadini, dall’allargamento all’integrazione

è il titolo dell'incontro a cui parteciperanno

 Franco Botta, Biancamaria Bruno, Giovanni Cellamare,
 
nell'ambito della III edizione della Scuola per la Buona Politica
organizzata dalla
 Fondazione Di Vagno,
in collaborazione con il 
Centro di documentazione europea dell’Università
di Bar
i
, e dedicata al tema “FARE EUROPA”

 

venerdì 11 aprile - ore 16.00

via San Benedetto, 18
Conversano (BA)


Jaume Plensa, Soul, 2011, Ocean Financial Centre, Singapore

Architettura e umanesimo. Intervista a Oscar Niemeyer
Eduardo Subirats

Non è l’angolo retto che mi attrae / Né la linea retta, dura, inflessibile, / Creata dall’uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale / La curva che trovo nelle montagne del mio Paese, Nel corso sinuoso dei suoi fiumi, / Sulle onde, / Nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto tutto l’universo, / L’universo curvo di Einstein.

(Oscar Niemeyer)

[...]

Nell’architettura di Niemeyer, la prima cosa che salta agli occhi sono le sue curve: la sensualità femminile delle curve, la seduzione erotica delle linee e dei piani sinuosi, il dinamismo spaziale generato dalle forme circolari, ellittiche ed elicoidali. Per dirla in altre parole: l’aspetto più visibile della forma architettonica di Niemeyer è il mimetismo organico e biologico delle forme curve.


Ernest Pignon-Ernest, Linceul, Prigione Saint-Paul, Lione, 2012

Grazia, opera d'arte e spazio pubblico
Marcel Hénaff

La città è lavoro, tecnologia, luogo trasformazioni che non possono essere ridotte a immagini. Da questa crisi, da questo sconvolgimento, dalla necessità di porre fine a un’idealizzazione che non rispecchia più l’esperienza comune emergeranno i pensieri e le esigenze di un altro modo di vedere e di sentire che è stato chiamato modernità. Stiamo assistendo al passaggio da un ideale del bello a un’estetica del sublime, il che significa che l’opera d’arte può ormai imporsi per la sua sproporzione ed essere desiderata per la sua imperfezione. Entriamo in un pensiero dello scarto, nel regime delle differenze. Il brutto e il bello non sono più norme, sono relazioni. Sono rete.
[...]
Fin dai suoi esordi, la città che si vedeva come monumento e si ignorava in quanto macchina era anche rete di strade, di legami di vicinato, di scambio di saperi, di confronti, di circolazione delle merci, di crocevia delle grandi arterie interregionali. Ora la città sa – o meglio, noi sappiamo – che essa è macchina e rete, che è produzione e relazioni. Il nostro spazio pubblico è oggi uno spazio virtuale e veloce. Ma non deve diventare quello della comunità dei corpi assenti – quello di una digitalità senza tattilità. Questa situazione e questa sfida richiamano un’altra estetica, quella che si cerca e si afferma da più di un secolo.

Editoriale

n. 118, IV trimestre 2013

di Biancamaria Bruno
 

Cari amici, cari lettori,

 

il 22 maggio 2007 è una data storica a livello mondiale ma pressoché sconosciuta: secondo l’ONU, è il giorno in cui la popolazione che vive nelle città ha superato quella che vive nelle campagne. Questa percentuale si prevede in salita di altri dieci punti nel 2030.

Nei primissimi anni Sessanta, Lewis Mumford rifletteva sul destino dell’uomo e su quello della città, e si chiedeva se l’uomo sarebbe riuscito a scegliere tra lo sviluppo delle sue qualità umane, da un lato, e la capitolazione verso un alter ego disumanizzato post-storico, altamente meccanizzato e tecnologico, dall’altro. Quel contrasto, che Mumford già coglieva, oggi è diventato centrale ed è la città il luogo in cui esso si concentra e si manifesta con più forza. Storicamente, la città ha sempre attratto una quantità di gente per le opportunità che offriva rispetto alla vita isolata delle campagne; ora attrae i migranti che il più delle volte vanno a popolare le grandi periferie dove i loro sogni di emancipazione dalla povertà spesso si impantanano, e dove è la violenza a prevalere, soprattutto quella sulle donne. Sì, ma questa è solo una parte della verità: sappiamo bene che il problema della violenza non è solo frutto della povertà. La violenza è intorno a noi a tutti i livelli e si colloca in ogni luogo, in ogni corpo: urbano e umano; si serve di ogni strumento possibile, comprese le nuove tecnologie – non sta scritto da nessuna parte che la tecnologia renda più “urbani” o più umani. Infatti, basta ricordare gli stupri di Piazza Tahrir al Cairo durante le manifestazioni per abbattere il presidente Mohamed Morsi, commessi da giovani uomini molto probabilmente convocati in piazza dai social network. E pensare che la metafora della città è stata applicata alla donna, per via della sua bellezza, fin dal Cantico dei Cantici, affinché incarnasse la vitalità che porta e riceve amore, non certo per sottolinearne la passività o la bellezza da contemplare.

Nonostante tutto, non c’è dubbio: la nuova utopia si chiama Rete dei dati, il suo non-luogo d’elezione è la città, la Smart City, la «città invisibile» intuita da Mumford e da Italo Calvino, nell’attesa che diventino “intelligenti” anche le reti neuronali e sociali dei cittadini e, prima di loro, le istituzioni che dovrebbero imparare metodi e strumenti per autoeducarsi ed educare. La tecnologia è solo uno strumento, i contenuti sono un’altra cosa e, fino a prova contraria, comportano che si sappia almeno leggere e scrivere. A rappresentare quei contenuti è il corpo trasparente di Jaume Plensa che abbiamo scelto per la copertina. Attraverso il racconto di cui quel corpo è portatore e ospite, si definisce il rapporto tra interno ed esterno, tra presente e passato: quel corpo è un luogo d’incontro, un uscire da sé e un rientrare in sé. Un corpo-filtro che ha imparato come ogni città debba e possa contenerne tante altre, non perché tutte reali, «ma perché tutte solo presunte» (I. Calvino).

 

Buona cultura a tutti!

 

 


Giacomo Costa, Agglomerato 1, 1996


 
 

 


In libreria
n. 11
8

 

 

 

 

 

 

 

Corpo umano, corpo urbano

Un uragano di formiche,
Franco Arminio

   #nevrosi #corpo #paesaggio
#bulimia urbanistica

Le donne e la strada,
Rita El Khayat
   
#violenza #bidonville #Terzo mondo #architettura della miseria
Paura del contatto,
Richard Sennett
    #sensi #città #consapevolezza corporea #circolazione
I cinque sensi della città
,
Thierry Paquot

   
#seduzione #donna #Parigi
#dolcezza di proporzioni

Architettura e umanesimo. Intervista a Oscar Niemeyer
, Eduardo Subirats    
    #curve #sensualità #cemento armato #barocco #razionalismo
Corpi vissuti
, Pier Aldo Rovatti    
   #spazio vissuto #Trieste
#architettura narrativa #abitare collettivo

Politiche dell’ospitalità
,
Rachid Boutayeb

   
#ospitalità dialogica #Lévinas #responsabilità condivisa
Mnemonia
, Giuseppe O. Longo
 
   #memoria collettiva del mondo #pattume memorioso #storia sempre cancellata
Grazia, opera d’arte e spazio pubblico
, Marcel Hénaff
   
#Greci #spazio comune inappropriabile #modernità #città-rete #digitalità-tattilità
Perché il museo?
, Boris Groys
    #perdita dell’aura #teatralizzazione del museo #comunità transitorie #autoriflessione
Re-immaginare la città
,
Peter Marcuse
    #lavoro e libertà #consumo ostentativo #movimenti Occupy #beni comuni
Smart City, Smart Data. L’uso dei dati alla ricerca di una città sostenibile
, Davide Bennato
    #reti tecnologiche #open data
#città diffusa #social sensing
#organismo digitale

Matera, la sfida della memoria. Architettura della fusione
,
Pietro Laureano

   
#resilienza #società autopoietica #sostenibilità #Europa #inclusione

Gli artisti di questo numero
Jaume Plensa, Ernest Pignon-Ernest,
Giacomo Costa, a cura di Aldo Iori

I Libri
Recensioni a cura di

Silvana Calabrese, Dario Gentili, Alberto Scarponi