|

Louise Nevelson,
Dawn's Host, 1959
La
nostalgia
Vladimir Jankélévitch
Non potendo esistere realmente qui e
altrove contemporaneamente, cumulando le due esistenze,
l’esiliato si rassegnerà ad abitare realmente solo in questo
luogo e in questa strada; quanto al luogo natale, ne conserva
l’immagine per le belle fantasticherie melanconiche alle quali
ogni esiliato si abbandona nelle serate del suo esilio, quando
il silenzio discende sugli uomini.

Christian
Boltanski, Théátre d'Ombres,
1985
Storia, nazione, storiografia
Francesco
Maria Biscione
Gli elementi di
disordine immessi nel quadro politico e civile italiano negli
anni Settanta si sono moltiplicati nei decenni successivi,
peraltro senza riuscire a produrre sintesi nuove e significative
in grado di regolarizzare il disordine. Per parte sua, la
tradizione antifascista ha difeso l’ultima trincea mandando al
Quirinale, dopo Cossiga, uno di seguito all’altro, tre
galantuomini; ciò ha scongiurato la catastrofe, ma non ha potuto
invertire la tendenza alla disgregazione. Tuttora questa
tendenza è più forte della tendenza opposta – e il futuro è
incerto.
[...] Se vari studiosi propongono ricostruzioni in cui la
violenza politica degli anni Settanta è da leggere non solo, o
non tanto, come la somma di tendenze diverse e opposte, ma come
un fenomeno unitario, ancora è da comprendere perché a sinistra
fu assunto come orizzonte politico il punto di vista della
guerra civile. Infatti, mentre ci è abbastanza chiara la
strutturale tendenza eversiva della destra italiana (da
Mussolini a Berlusconi, passando per la strategia della
tensione), sappiamo invece ancora poco della tendenza di settori
della sinistra a fare causa comune con l’eversione di destra.
Salone Internazionale
del Libro di Torino 2013
16 - 20 Maggio

Lettera Internazionale sarà al
Salone Internazionale del
Libro di Torino,
nel padiglione 3 Stand S22
con toscanalibri.it,
portale della cultura toscana.
Vi aspettiamo!
per info:
http://www.salonelibro.it/espositori/elenco-espositori-2013.html?id=8&view=elem&cid=45
Editoriale
n. 115, I trimestre 2013
di Biancamaria Bruno
Cari amici, cari lettori, Dal Vangelo secondo
Giovanni (12, 24): «Se il chicco di grano, caduto in terra, non
muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Qualcuno
ricorderà l’irreligioso André Gide che intitolò la sua autobiografia
Si le grain ne meurt. Questo nuovo numero di Lettera
Internazionale è dedicato proprio a quel seme e a quel frutto,
cioè alla memoria e alla storia. Se il seme della memoria non muore,
l’albero e poi il frutto della storia non nasceranno, e quel seme
resterà solitario, chiuso in se stesso, pronto a morire in difesa
della propria stessa identità – oppure a uccidere il seme vicino. Se
quel seme resta solo, rischia di crescere a dismisura, di diventare
albero e poi totem, di assumere un valore simbolico autoreferenziale
– come dice la nostra copertina, affidata a Louise Nevelson e al suo
Dawn’s Host, l’ospite-nemico dell’alba. Le istituzioni, e ciò
avviene a livello mondiale, sono da tempo occupate nella costruzione
di luoghi della memoria, di giorni della memoria. Ed è giusto che
sia così, ma solo temporaneamente: infatti, se la “piccola memoria”
di ogni essere umano, di ogni singola comunità, grande o piccola che
sia, non si disperde entrando nella storia, non potrà mai diventare
patrimonio di tutti. Quei recipienti che sono le commemorazioni
dovrebbero essere provvisori, nell’attesa che qualcuno versi il loro
contenuto prezioso nel vaso della storia, con o senza “s” maiuscola.
Certo, è necessario che il vaso della storia sia ospitale, che non
soffra di ideologismi, provincialismi, pregiudizi. Ma chi dovrebbero
essere i portatori d’acqua? Una volta, questo lavoro toccava agli
intellettuali, che traghettavano – che traducevano – saperi da un
mondo all’altro, sfidando differenze e diffidenze, con il solo fine
di costruire reti, di spingere più in là gli orizzonti di
partecipazione e di responsabilità, affinché la nozione stessa di
cittadinanza diventasse sempre più inclusiva. È tempo che gli
intellettuali colmino il vuoto che hanno lasciato (e che si sta
allargando pericolosamente), che ritrovino un ruolo attivo e
indipendente – ne abbiamo un bisogno estremo, in Italia e in Europa,
perché oramai, Europa e Italia sono “oggetti politici non
identificati”, per riprendere Jacques Delors. Se la cultura si
ferma, si ferma tutto: “cultura” deriva dal latino colĕre,
coltivare. È quasi un sinonimo di (dis)seminare: una bella parola,
se il seme è buono. Gramsci è uno di quelli: nato in terra sarda, è
arrivato fino in Tibet, fino in Brasile – ha unito mondi lontani, è
stato il seme della teoria e della prassi di studiosi e operatori
culturali di formazioni molto diverse. È sempre lo stesso Gramsci?
Non credo che abbia molta importanza. Credo invece che sia
fondamentale sentire che cosa Gramsci abbia da dirci del nostro
tempo – quali “traduzioni” darebbe del nostro presente. Buona
cultura a tutti!

Marina Abramović,
Balkan Baroque,
Biennale di Venezia, 1997
Parole del
cuore,
parole della mente
Herta Müller
In Germania, non esiste
luogo in cui rappresentare il senso della parola esilio seguendo le
storie singole di ogni destino. Il rischio della fuga, la vita
sconvolta dall’esilio, il senso di estraneità, la povertà, la paura
e la nostalgia. Per estinguere il debito con la sua storia, la
Germania deve mostrare tutto ciò.
[...] Senza un luogo dedicato all’esilio, resterà sempre un vuoto
enorme nella memoria pubblica dell’orrore provocato dal
nazionalsocialismo. Anche questo vuoto è una forma di “omissione”.
Un museo dell’esilio consentirebbe alle giovani generazioni tedesche
di farsi un’idea concreta di ciò che è stato. Sarebbe parte di
un’educazione alla partecipazione.
|
| |
| |
In libreria
n. 115

|
La
nostalgia,
Vladimir Jankélevitch
Storia e memoria
Memorie e storia un compromesso difficile,
Esther Benbassa
L’avvento della memoria,
Pierre Nora
Che cosa resta?,
da
un’intervista a Christian Boltanski,
di Biancamaria Bruno
Più Storia, meno memoria,
David Bidussa
Cittadinanza e intellettuali
Il fallimento degli intellettuali europei?,
Jan-Werner Müller
La cittadinanza in una prospettiva dinamica e
storica,
Carlo Galli
Storia, nazione, storiografia,
Francesco Maria Biscione
Essere cittadini in Israele,
Fabio Nicolucci
Parole del cuore,
parole della mente,
Herta Müller
Il corpo, nessuna identità,
Intervista a Marina Abramović, di Gioia Costa
Gli occhi rubati,
Mahi Binebine
Gramsci
per tutti
A occhi bendati,
Luca Paulesu
Attualità di Antonio Gramsci,
Luciano Canfora
Gramsci a Londra Marx a Turi,
Giancarlo Schirru
Un’agenda gramsciana,
Sandro Mezzadra e Paolo Capuzzo
Il mio Gramsci,
Gayatri Chakravorty Spivak
Gli
artisti di questo numero
Louise Nevelson, Marina Abramović, Christian
Boltanski,
a
cura di Aldo Iori
I
libri e i film
Recensioni a cura
di
Domenica Bruni, Silvia Camilotti, Famiano Crucianelli, Dario Gentili |
|