|
|
Lettera Internazionale è partner di
|
|
Lettera Internazionale è socio CRIC
|
|
Collaboriamo con:
|
|
 |
|
 |
| |
Presentazione del n. 90
Libreria del Testaccio, Roma -
8 febbraio 2007
In un mondo alla rovina, la cultura non sta a guardare
 |
|
n. 90 - IV Trimestre 2006
Libreria del Testaccio, Roma |
Cosa unisce la battagliera giornalista
russa Anna Politkovskaja allo scrittore polacco Ryszard Kapuściński? E cosa lega
entrambi al nostro vecchio Machiavelli? La risposta è semplice ed è racchiusa in
una sola potente idea: la cultura è pacifismo preventivo.
La coscienza della necessità di un rapporto con “l’altro” è il vero modo di
scampare la guerra e la rovina. Ma come si crea questo rapporto se non
sensibilizzando alla conoscenza di questo altro diverso da noi?
E come farlo in un mondo globalizzato che paga il suo sviluppo proprio con la
guerra e la rovina ambientale se non attraverso la cultura?
Ognuno di questi temi è nato e ha trovato spazio di esprimersi e mostrare la sua
necessità nel dibattito realizzato giovedì 8 febbraio presso
la Libreria Testaccio attorno al nuovo numero di Lettera
Internazionale, una rivista che non soltanto è da anni portatrice di cultura
nel nostro paese, ma che ha fatto del rapporto con la cultura dell’altro il suo
vanto e la sua missione. Ad affrontare la discussione, insieme con i direttori
di Lettera, Biancamaria Bruno e Federico Coen, intellettuali e
giornalisti del calibro di Giulietto Chiesa, Giulio Ferroni e Daniele Archibugi,
che oltre a commentare la “coerenza” e “l’originalità” dei temi affrontati dal
trimestrale, hanno voluto sviluppare quei problemi che attorno alla visione del
mondo proposta da Lettera nascono spontaneamente: l’economia ormai
insostenibile, la mancanza di risorse energetiche e la dipendenza dalla Russia o
dalla Cina, la forza e il valore dell’Unione Europea, la Globalizzazione, la
guerra in Iraq. Lettera propone, infatti, tre nuclei tematici: Reportages
di pace e di guerra (con testimonianze, tra le altre, di Anna Politkovskaja,
Ryszard Kapuściński, Octavio Paz, Giulietto Chiesa), tutte le declinazioni del
male di vivere (dalla melanconia degli antichi greci fino alla paura della
iettatura) e l’attualità di Machiavelli. In altre parole, tre dossier che
spiegano il mondo contemporaneo e forniscono gli strumenti per comprenderlo.
È di fronte a questa totale apertura alla cultura mondiale che si lega la
denuncia di “provincialismo” italiano fatta da Chiesa, che da parlamentare
europeo oltre che giornalista, ha voluto sottolineare il pericolo di questa
chiusura alla luce degli ultimi dati economici forniti dalla Commissione
europea. “Siamo dipendenti per oltre il 60% delle risorse energetiche da una
nazione come la Russia, che non conosciamo affatto e che non sapremo gestire,
sulla quale circolano da sempre soltanto stereotipi”, ha sottolineato Chiesa,
ribadendo ancora una volta l’importanza di utilizzare la cultura come unico
rimedio per uscire da questa ignoranza ed evitare persino futuri conflitti. Ma
di “rimedi” si è parlato anche attualizzando la figura di Machiavelli. “Non
nell’ottica distorta dei regimi totalitari – ha chiarito il professor Ferroni –
bensì come chiave per salvare il mondo dal caos. Se per Machiavelli, infatti, i
“rimedi” del politico curano il corpo malato dello Stato, oggi sono quegli
stessi politici a dover riorganizzare e curare l’intero pianeta. Un pianeta nel
quale, fa notare Chiesa, “la globalizzazione ha portato una assoluta perdita di
controllo”, al costo troppo alto, secondo Archibugi, di “mezzi non più
riproducibili”. Dov’è allora la soluzione di un mondo che va incontro alla
rovina machiavelliana? Il metodo europeo: la discussione, la persuasione, il
disarmo, la riconversione economica. Concetti che vanno spiegati ai cittadini
del mondo attraverso la cultura. La cultura dell’altro che non è diverso.
L’altro da capire e conoscere.
Linda Giannattasio
|