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In alcuni suoi scritti Slavoj Zizek, celebre filosofo post-moderno, si è dichiarato a favore
della pena di morte.1 Almeno, a favore del principio della pena di morte. Dice:
lopposizione alla pena capitale anche quando proviene da postmoderni come
Derrida ad esempio deriva dalla concezione che Nietzsche denunciò come quella
dellUltimo Uomo.
Agli occhi dellUltimo Uomo, infatti, non ci sono più grandi missioni storiche da
compiere, non cè nulla per cui valga la pena morire, il solo valore che conti è
continuare a vivere insomma, una posizione survivalist, sopravvivenzialista.
In un mondo in cui tutti i valori si sono relativizzati, il solo valore che risulti
assoluto è la vita biologica quindi il diritto del vivente a godere. Ma il valore
universalizzabile è soprattutto godere della vita oppure è soprattutto che
si goda nella vita? I due comandamenti, per quanto possano
sembrare implicati, non sono intercambiabili. Anzi, come vedremo, la loro diversità
scandisce il dissidio etico oggi principale in Occidente.
Sarebbe facile replicare semplicemente a Zizek: Invece proprio chi è
disposto a rischiare la vita per un valore, come il Mahathma Gandhi ad esempio, giusto per
questo può sentire una forte ripugnanza a toglierla agli altri; è ammirevole chi è
disposto a dare la propria vita per una Causa, non quella degli altri!
Ma non si tratta di argomentare contro Zizek sulla pena di morte, si tratta di
capire fino a che punto egli colga nel segno quando dice che noi a sinistra come a
destra stiamo confluendo nel nichilismo sopravvivenzialista dellUltimo Uomo.
Fino a che punto tutti noi consideriamo la vita di ciascuno lassoluto su cui ogni
relazione e ogni relatività deve poggiare?
Molti hanno visto gli oscar 2005 dati a Mar adentro
di Alejandro Amenábar e a Million dollar baby di Clint Eastwood come una rivincita
culturale dellHollywood liberal dei diritti civili dopo il trionfo elettorale di
Bush. Difatti i due film, lo spagnolo e lamericano, sembrano far propaganda al
diritto alla morte: chi desidera morire, ha diritto di essere aiutato a farlo.
In realtà, si tratta di due film ben diversi. Il film spagnolo è in fondo una commedia,
incentrata appunto sulla morte come diritto civile: Ramón, simpatico tetraplegico, per 28
anni chiede di essere aiutato a farla finita, e alla fine ci riesce il film è a
lieto fine. Ramón non viene descritto come un infelice, anzi: vive in una famiglia calda,
ha amici e alleati, persino una fidanzata, pubblica un libro è un uomo di
successo. Proprio nella misura in cui ci appare equilibrato e sereno, la sua decisione di
por fine ai suoi giorni ci rassicura, ci convince.
Il film di Eastwood invece è una tragedia che ci lascia perplessi e amareggiati. Da una
parte il vecchio Frankie, allenatore e manager di pugili in una frustra palestra di Los
Angeles, dallaltra Maggie, una ragazza che sogna attraverso il pugilato di tirarsi
fuori da una squallida vita di cameriera di diner. Frankie porta trionfalmente Maggie fino
alla finale del campionato femminile mondiale di boxe. Prima della vittoria finale però,
Maggie viene colpita su un punto vitale e resta paralizzata dal collo in giù, per sempre.
A questo punto chiede a Frankie roso dal senso di colpa di farla morire.
Frankie lo farà e scomparirà lui stesso non si sa dove.
Il tutto in unAmerica incerta attorno alla soglia della povertà e senza lustro,
scabra, poor white trash e neri frustrati, che sembra uscita da quadri di Edward Hopper.
Frankie e Maggie sono due esseri soli: non hanno coniugi né amanti, i loro parenti sono
ingrati, odiosi o deludenti.I due protagonisti non si innamorano nemmeno luno dellaltro. La loro esistenza si
riduce alla boxe, unica loro ragione di vita. Ma cosa spinge lamazzone pugile a
chiedere la morte? Dalla vita ha avuto ciò che voleva: il trionfo sportivo, viaggi, soldi
insomma danaro e gloria, anche se per lo spazio di un mattino. Pare
lapplicazione della profezia di Andy Warhol: nel futuro ognuno sarà celebre
per quindici minuti. Ma non è questo quel che vogliono i ciascuno delle
masse sterminate in tutto lOccidente, e anche oltre?
Molti aborriscono il film di Eastwood in quanto appare propaganda di destra di
quella vera, non la destra del Wall Street Journal. In effetti, il film è un encomio del
guerriero di sapore medievale ora, si è di destra quando si ha come modello il
guerriero, ovvero leroe hegeliano che affronta la lotta a morte per il
riconoscimento e il puro prestigio.2 Il guerriero è nobile perché mette in
gioco la propria vita, e, se sopravvive, diventa il padrone secondo Hegel. Maggie è una
guerriera che non sopravvive comunque la sua lotta allultimo sangue per il
riconoscimento lha combattuta. Il riconoscimento oggi si chiama glamour: danaro e
ammirazione.
Anche Eastwood, come Zizek, sembra insomma evadere dalla filosofia dominante dellUltimo Uomo,
secondo cui, non ogni vita vale la pena di essere vissuta. La vita è goduta solo quando
la si può mettere a rischio per un ideale anche se nel caso di Maggie
lideale è narcisistico e non altruistico.
In effetti, gran parte dei film americani sulla boxe sviluppano una teoria
psico-sociologica molto semplice: il boxer, un frustrato sociale incazzato nero, riesce a
incanalare la propria rabbia in un percorso non auto-distruttivo sottomettendosi alle
regole conviviali dello sport e del business. Ma in Million dollar baby la sublimazione
sociosintonica non elimina il risvolto tragico della distruttività, che la vocazione
gladiatoria delleroina alimenta.
Questa esaltazione del guerriero che accetta di rischiare la propria vita
non è il tipo di etica di cui oggi si ha bisogno per portare avanti la guerra illimitata,
interminabile, metastatica che Bush ha dichiarato al mondo non liberal-democratico? Dopo
la pacchia dellUltimo Uomo la vita come unico valore assoluto, indiscutibile,
non negoziabile sembra che lOccidente tenda a farsi isomorfo al jihad,
riattualizzando le concezioni guerriere alla Ernst Jünger o alla Jukio Mishima. Gli
attentatori di Al Qaeda di Madrid del marzo 2004 dichiararono voi amate la vita, noi
amiamo la morte. I fondamentalisti islamici ci disprezzano: noi, ebrei o cristiani,
siamo dei codardi alcolisti che si sollazzano con donne promiscue, per noi conta solo
vivere. I cristiani doggi sono gli Ultimi Uomini decadenti: poi ci sarà
lislam.
In un film danese attualmente in circolazione, Non
desiderare la donna daltri3 di Susanne Bier, Michael, un militare
scandinavo, è fatto prigioniero da guerriglieri islamici in un paese orientale.
Costoro, ad un certo punto, gli ordinano di uccidere a colpi di bastone un suo
commilitone, prigioniero anche lui, altrimenti la morte: pur di vivere, Michael fa quel
che gli si chiede. Ammazza selvaggiamente il suo compagno. Ma una volta tornato a casa,
dalla moglie e dalle figlie, diventa irriconoscibile: geloso, violento, ubriacone, insomma
un altro uomo. Ha ucciso il suo compagno di prigionia per riabbracciare la moglie e le
figlie, allora proprio queste tenta di uccidere
Michael non può più vivere
semplicemente per vivere: siccome ha vissuto a costo di uccidere, potrà vivere solo
uccidendo. Il suo dovere sembra essere ora insomma uccidere le persone che gli sono più
care anche se stesso dato che non può più godere della vita.
Ma questo accade perché Michael è venuto meno alletica del guerriero: questi non
uccide mai lamico per salvare la propria vita, appunto, il guerriero non vive a
qualsiasi condizione. Il vero guerriero pensa solo a vincere la battaglia o la guerra, non
a salvarsi la pelle. Se sopravvivere ha come costo la rinuncia al proprio onore, la vita
sarà disonorevole, inqualificabile. In effetti lonore, per il guerriero, è più
importante della vita. Per Maggie il glamour era più importante della vita.
Sia la pellicola danese che quella di Eastwood sono davvero tempestive: ambedue ci
riconciliano con letica del guerriero nellepoca della guerra sconfinata,
capillare contro lislam. Come Zizek, ci invitano ad abbandonare
lassolutismo nichilistico dellUltimo Uomo, insomma, a metterci al livello
etico dei nostri nemici.
Si dirà: ma nel fondo ogni religione, anche quando
fa apologia della morte, non mira anchessa, come qualsiasi altra cosa, a farci
vivere felici? Prendiamo il caso più clamoroso, quello del kamikaze islamico: non si
uccide forse perché ha così accesso gioiosamente a unaltra vita?
La morte, per i monoteisti, è solo un passaggio da una vita allaltra, quindi, si
muore sempre e comunque per vivere. I credenti sarebbero come Socrate nel Fedone, quando,
prendendosi la cicuta, dimostra agli amici quanto è bello morire! Ma io credo che questa
sia solo razionalizzazione: di fatto, la stragrande maggioranza dei credenti teme la
morte, né più né meno di chi non crede.
Il kamikaze invece odia sinceramente la vita, un po come Maggie quando, paralizzata
in un ospedale, conclude che non vale la pena vivere così. Il kamikaze è un guerriero
religioso che si uccide anche per protesta contro la vita, nella misura in cui la vita è
una barriera al godimento: questa vita dominata dal potere ebraico e cristiano - va
spazzata via con rabbia perché ilgodimento trionfi.
Ed è qui la vera distanza tra lUltimo Uomo moderno, secolarizzato, e il martire o
kamikaze: per il primo vita e godimento sono indissolubilmente legati, per il secondo
invece no. Non solo perché il martire crede in unaltra vita dove vivere e godere
coincideranno, ma anche perché sente questa vita proprio come resistenza sorda,
intollerabile, al godimento.
Il punto è che mentre il fondamentalista islamico sceglie il godimento in cambio della
vita, il fondamentalista cristiano oggi preferisce la vita al godimento.
La contrapposizione tra concezione dellUltimo Uomo e concezione del militante
militarizzato non è riducibile alla classica differenza progressisti versus conservatori,
oppure sinistra versus destra, ma la attraversa. Infatti, parte del mondo più
conservatore pare aderire al primato dellUltimo Uomo.
Nel gennaio scorso i telespettatori italiani hanno potuto assistere a un memorabile duello
tra due filosofi, ambedue cattolici, anche se ognuno a modo suo: Gianni Vattimo e Rocco
Buttiglione. Due filosofi su opposte posizioni politiche.
Vattimo, nietzscheano nichilista e omosessuale; Buttiglione integralista cattolico.
Vattimo ha ripreso i temi classici della protesta laica: la chiesa cattolica tormenta la
gente con il senso di colpa, condannando moralmente atti dallomosessualità
alla ricerca sugli embrioni che ognuno invece ha il diritto di fare liberamente. Il
punto è che Buttiglione, reagendo allattacco, si è ben guardato dallevocare
lautorità trascendente della Norma. Ha invece usato argomenti che Zizek direbbe da Ultimo Uomo.
Ha detto in sostanza che la chiesa è sempliciotta!
Come la gente comune, la chiesa pensa che la cosa migliore sia che un uomo si innamori di
una donna, se la sposi, le faccia dei figli, e cerchi di andare avanti con lei per godersi
una vita tranquilla. Ha persino evocato come conseguenza nefasta del nichilismo
contemporaneo la drammatica diminuzione delle nascite in Italia e quindi chi
pagherà le pensioni dei futuri anziani? Al che Vattimo ha ritorto con una battuta
degna di entrare nel florilegio della battute famose: Allora bisogna innamorarsi per
amore dei conti dellINPS?
Persino un cattolico trascendentalista come Buttiglione non fa appello alla volontà di
Dio ma aun ideale edonistico di quieto vivere: Se tutti vivessero da cattolici, la
vita sarebbe più comoda e piacevole! Se si crede in Dio, tutti avranno una vecchiaia
serena! Nellepoca del cristianesimo mediatico, non si promette più il
paradiso nellaltra vita, si promette la pace in famiglia e pensioni sicure in questa
vita. Persino la fede viene venduta, attraverso gli schermi, come una merce
concorrenziale. In unepoca in cui domina il free market, anche la religione deve
essere competitiva con i luccicanti prodotti secolarizzati.
Il dibattito suscitato dal caso di Terri Schiavo
la donna al centro di uno scontro
colossale in Florida tra chi voleva metter fine al suo coma e chi voleva prolungarlo senza
limiti - non conferma la conversione anche della cultura conservatrice allideologia
dellUltimo Uomo? In questo caso, come in altri simili, si sono contrapposte anche
posizioni sfumate e complesse. Ma, nellinsieme, svettano due visioni polari: una che
chiamerei soggettivista, unaltra biocentrica. Si identifica
la prima con una posizione liberal, e la seconda con una conservative, ma non è sempre
detto.
Il soggettivista, di solito, è favorevole allaborto, alleutanasia
e alla ricerca sugli embrioni; è contrario, invece, allaccanimento terapeutico e
alla pena di morte, tende a rifiutare la guerra anche se per giusti motivi. Il
biocentrico invece è contrario allaborto, alleutanasia e alla
ricerca sugli embrioni, è favorevole allaccanimento terapeutico e alla pena di
morte, è entusiasta della guerra per motivi (a suo parere) giusti.4 Cè
una coerenza, un tessuto logico, che tiene assieme queste posizioni? Il dibattito etico
oggi spesso viene degradato a polemica giornalistica: ci si limita a rimproverare
allavversario le sue incoerenze ad esempio, si denuncia il fatto che il
presidente Bush sia pronto a salvare la pseudo-vita di Terri ma non quella dei vari
condannati a morte in America, o dei soldati in Iraq. Ma rimproverare allaltro
incoerenze etiche o logiche è uningenuità: in fondo, ogni visione del mondo è
coerente, il difficile è scoprire la logica che presiede a ciascuna.
In effetti, il biocentrico considera sacra non lanima, la coscienza, ma la vita
biologica nuda e cruda: il dato della vita o meglio, la vita data è ancor
più importante del vissuto soggettivo. Per questa ragione il concepito, anche se ancora
non ha un sistema nervoso, va difeso come qualsiasi altra vita umana; e la vita quasi
vegetativa di Terri andava mantenuta, anche se la sua anima non cera più. Inutile
dire che il suicidio va assolutamente impedito: limportante è che chiunque viva,
non tanto che voglia vivere. Non a caso questa posizione si auto-etichetta come pro-life:
occorre difendere la vita umana in quanto vita, non la soggettività. A una condizione
però: che questa vita non sia moralmente colpevole. Allora, in questo caso, il soggetto
perde il diritto alla vita: lo si può uccidere legalmente, in un penitenziario o in una
guerra, se è dalla parte sbagliata. La posizione biocentrica assolutizza la vita solo
quando la soggettività colpevole non la relativizza. Il bios è divino, ma se una
soggettività si ribella alla vita (togliendo a un altro la vita sacra), questo soggetto
annulla la divinità anche della propria. Non è quindi propriamente una filosofia
dellUltimo Uomo: è una filosofia della Vita Prima. La vita va assolutamente difesa
perché, in fondo, non è scelta da chi vive: altri i genitori, Dio
lhanno scelta per lui.
Per la posizione soggettivista conta invece il soggetto che desidera, sente e
decide: nel conflitto dinteressi tra il feto del primo mese e la madre, è
linteresse della madre soggetto consapevole a prevalere. Nella misura
un cui Terri Schiavo è ridotta a mera vita biologica, è già morta come soggetto: la sua
vita non ha più valore. La volontà del soggetto è insindacabile: se vuole farla finita,
la sua decisione non è contestabile. Ma se la soggettività (non la vita) è sacra, essa
non va eliminata nemmeno nel caso che abbia commesso un crimine, comune o politico: nella
misura in cui il condannato è un soggetto, è intoccabile. Divina è quindi la
soggettività: eliminare un Self è comunque un crimine. È una filosofia dellUltimo
Self.
In definitiva, per il biocentrico è sacra la vita in quanto è data dallAltro; per
il soggettivista è sacra la volontà del soggetto in quanto questa proviene da Sé. A una
religione (autoritaria) dellAltro si contrappone lautorità (religiosa) del
Sé. Si tratta di due facce dellepoca dellUltimo Uomo: in una conta solo la
vita biologica che va mantenuta a ogni costo, nellaltra conta solo la volontà
cosciente che va mantenuta a ogni costo.
Ma la guerra che parte dellislam ci tiene assolutamente a muovere contro di noi ha
rimescolato le carte: larte e il cinema stanno provvedendo a offrirci nuovi modelli
di kamikaze secolarizzati, uomini e donne per cui, più che la vita, contino gloria e
onore.
1 Ad esempio in S. Zizek & G. Daly, Conversations
with iek, Polity, Cambridge 2004, pp. 104-6.
2 Secondo linterpretazione che A.
Kojève ha dato del tema hegeliano della lotta a morte di puro prestigio e
alla dialettica del padrone e del servo nella Fenomenologia dello Spirito.
3 Furbastro titolo italiota da
"Ultimo Uomo" dato a Brodre, Fratelli.
4 Ad esempio, questo
biocentrismo descrive solo in parte la posizione cattolica ufficiale, che oggi
è contraria alla pena di morte e alla guerra anche giusta. Importanti settori protestanti
oggi sono ben più biocentrici dei cattolici.
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