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Annata 2004 @ segnala a un amico


Norberto Bobbio: un profeta inascoltato
    di Federico Coen


Il pettegolezzo giornalistico di molti quotidiani e anche di alcuni periodici in cerca di lettori ha tentato di accaparrarsi la memoria di Norberto Bobbio, facendo leva su episodici contributi loro concessi negli ultimi anni dal grande studioso scomparso.
Non seguirò questi esempi perché ritengo utile per il lettore soffermarsi, sia pure brevemente, sui momenti alti dell’impegno politico e culturale di Bobbio, che si riassumono nel ruolo che egli svolse nei confronti della sinistra italiana nelle sue due anime, la comunista e la socialista.

I conti con il comunismo, e in particolare con la versione comunista del marxismo, risalgono ai due monumentali saggi che il Nostro pubblicò nei numeri 8-9 e 10 di Mondoperaio, usciti nel 1975, rispettivamente con il titolo “Esiste una dottrina marxista dello Stato?” e “Quali alternative alla democrazia rappresentitiva”.
Nel primo dei due saggi, Bobbio analizzava la tesi marxiana che identificava il buon governo con l’estinzione dello Stato, sottoponendola alle “dure repliche della storia”, repliche che già a metà degli anni Settanta potevano ricavarsi dalla degenerazione autoritaria del regime sovietico. Nell’altro saggio che seguiva il precedente sempre sulle colonne di Mondoperaio, Bobbio sviluppava in positivo la sua critica a tutto campo del comunismo inteso come espressione politica del marxismo, enunciando i punti fermi di una sia pure elementare concezione della democrazia rappresentativa, guardandosi bene, peraltro, dal confondere la democrazia con il “buon governo”.
Dall’insieme di questi due saggi si ricava la definitiva presa di distanza del nostro autore dal comunismo in tutte le sue espressioni, e insieme da ogni interpretazione del marxismo, compresa quella gramsciana. Una lezione che rimase inascoltata nell’immediato e che trova ancora tante resistenze, all’inizio del nuovo millennio, in tutti i partiti italiani che pretenderebbero di “rifondare” l’una o l’altra variante del comunismo

Il secondo momento “alto” dell’impegno politico di Bobbio coincise con le elezioni politiche del 1976, che nel loro esito clamoroso (36% di voti al PCI, 10% al PSI dei Nenni e dei De Martino) suscitarono lo sgomento dei socialisti che ancora una volta, per il tramite di Mondoperaio, chiamarono proprio Bobbio a dar conto di ciò che era accaduto. Il testo della sua relazione, pubblicato nel numero di settembre della rivista, dal titolo “Questione socialista e questione comunista” non si limitava tuttavia a considerare la molteplici scissioni che nel dopoguerra hanno dissanguato il socialismo italiano, ma giustamente faceva risalire a queste sciagurate vicende una debolezza storica appartenente addirittura al prefascismo: la sconfitta di Turati a opera degli estremisti di sinistra che nel 1921, pur restando iscritti al partito, “volevano fare come in Russia”. Un partito dunque, secondo Bobbio, che aveva nelle sue radici l’involuzione che ne faceva un “partito intermedio”, incapace di fondare un bipolarismo democratico autentico.

Bettino Craxi, che nella sala affollata dai dirigenti politici di tutta la sinistra ascoltava la relazione di Bobbio, era ormai designato alla nuova leadership del PSI, che ebbe il suo battesimo nella famosa assemblea dell’Hotel Midas.
Fummo in molti allora a sperare che la nuova dirigenza socialista trovasse la forza di reagire al bipolarismo imperfetto analizzato da Bobbio, sollecitando il PCI a rinunciare alla strategia del compromesso storico, e più in generale a quella tradizione marxista che anche nella versione gramsciana la rendeva omogenea al comunismo sovietico.
Non per caso, nei primi mesi dopo il Midas, Bobbio aderì al Partito socialista nella versione craxiana. Un’adesione, peraltro, di breve durata perché la rincorsa del nuovo leader all’acquisizione di un potere crescente ridusse ben presto la sua politica a un’alleanza permanente con la DC, con una crescente degenerazione affaristica dei quadri del partito. Una degenerazione che ha trovato in Berlusconi un alleato e un erede naturale.
Proprio di qui prese le mosse la nuova lezione di Bobbio espressa nella tavola rotonda che fu tenuta dallo stesso Bobbio, insieme a Massimo Salvadori e a Valdo Spini, dal titolo “I socialisti e la questione morale”, in «Mondoperaio», 1981, n. 11. L’indifferenza del PSI craxiano a quella denuncia doveva portare dieci anni dopo agli interventi della magistratura.

Tutto ciò a riprova di quel ruolo di “profeta inascoltato” che segnò l’itinerario politico di Norberto Bobbio.

 

 



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