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Il pettegolezzo giornalistico di molti
quotidiani e anche di alcuni periodici in cerca di lettori ha tentato di accaparrarsi la
memoria di Norberto Bobbio, facendo leva su episodici contributi loro concessi negli
ultimi anni dal grande studioso scomparso.
Non seguirò questi esempi perché ritengo utile per il lettore
soffermarsi, sia pure brevemente, sui momenti alti dellimpegno politico e culturale
di Bobbio, che si riassumono nel ruolo che egli svolse nei confronti della sinistra
italiana nelle sue due anime, la comunista e la socialista.
I conti con il comunismo, e in particolare con la versione comunista
del marxismo, risalgono ai due monumentali saggi che il Nostro pubblicò nei numeri 8-9 e
10 di Mondoperaio, usciti nel 1975, rispettivamente con il titolo Esiste una
dottrina marxista dello Stato? e Quali alternative alla democrazia
rappresentitiva.
Nel primo dei due saggi, Bobbio analizzava la tesi marxiana che
identificava il buon governo con lestinzione dello Stato, sottoponendola alle dure
repliche della storia, repliche che già a metà degli anni Settanta potevano
ricavarsi dalla degenerazione autoritaria del regime sovietico. Nellaltro saggio che
seguiva il precedente sempre sulle colonne di Mondoperaio, Bobbio sviluppava in positivo
la sua critica a tutto campo del comunismo inteso come espressione politica del marxismo,
enunciando i punti fermi di una sia pure elementare concezione della democrazia
rappresentativa, guardandosi bene, peraltro, dal confondere la democrazia con il buon
governo.
Dallinsieme di questi due saggi si ricava la definitiva presa
di distanza del nostro autore dal comunismo in tutte le sue espressioni, e insieme da ogni
interpretazione del marxismo, compresa quella gramsciana. Una lezione che rimase
inascoltata nellimmediato e che trova ancora tante resistenze, allinizio del
nuovo millennio, in tutti i partiti italiani che pretenderebbero di rifondare
luna o laltra variante del comunismo
Il secondo momento alto dellimpegno politico di
Bobbio coincise con le elezioni politiche del 1976, che nel loro esito clamoroso (36% di
voti al PCI, 10% al PSI dei Nenni e dei De Martino) suscitarono lo sgomento dei socialisti
che ancora una volta, per il tramite di Mondoperaio, chiamarono proprio Bobbio a dar conto
di ciò che era accaduto. Il testo della sua relazione, pubblicato nel numero di settembre
della rivista, dal titolo Questione socialista e questione comunista non si
limitava tuttavia a considerare la molteplici scissioni che nel dopoguerra hanno
dissanguato il socialismo italiano, ma giustamente faceva risalire a queste sciagurate
vicende una debolezza storica appartenente addirittura al prefascismo: la sconfitta di
Turati a opera degli estremisti di sinistra che nel 1921, pur restando iscritti al
partito, volevano fare come in Russia. Un partito dunque, secondo Bobbio, che
aveva nelle sue radici linvoluzione che ne faceva un partito intermedio,
incapace di fondare un bipolarismo democratico autentico.
Bettino Craxi, che nella sala affollata dai dirigenti politici di
tutta la sinistra ascoltava la relazione di Bobbio, era ormai designato alla nuova
leadership del PSI, che ebbe il suo battesimo nella famosa assemblea dellHotel
Midas.
Fummo in molti allora a sperare che la nuova dirigenza socialista
trovasse la forza di reagire al bipolarismo imperfetto analizzato da Bobbio, sollecitando
il PCI a rinunciare alla strategia del compromesso storico, e più in generale a quella
tradizione marxista che anche nella versione gramsciana la rendeva omogenea al comunismo
sovietico.
Non per caso, nei primi mesi dopo il Midas, Bobbio aderì al Partito
socialista nella versione craxiana. Unadesione, peraltro, di breve durata perché la
rincorsa del nuovo leader allacquisizione di un potere crescente ridusse ben presto
la sua politica a unalleanza permanente con la DC, con una crescente degenerazione
affaristica dei quadri del partito. Una degenerazione che ha trovato in Berlusconi un
alleato e un erede naturale.
Proprio di qui prese le mosse la nuova lezione di Bobbio espressa
nella tavola rotonda che fu tenuta dallo
stesso Bobbio, insieme a Massimo Salvadori e a Valdo Spini, dal titolo I socialisti
e la questione morale, in «Mondoperaio», 1981, n. 11. Lindifferenza del PSI
craxiano a quella denuncia doveva portare dieci anni dopo agli interventi della
magistratura.
Tutto ciò a riprova di quel ruolo di profeta inascoltato
che segnò litinerario politico di Norberto Bobbio.
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