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Oggi è esattamente il giorno del compleanno di mio padre, ieri ho finito il libro Edizione riveduta.
Sapendo (io lo so) di che parla, mi commuove parecchio la disciplina con cui mi metto a scrivere questo
pezzo qui. Dovrò arrivare a 2002 battute e, se ho capito bene la prof. T. (non è uno scherzo, al
contrario, e perciò lo è diventato), da queste 2002 battute dovrebbe venir fuori una specie di
autoritratto esistenziale, spazi inclusi. Sarebbe semplicemente autocommiserazione o civetteria,
magari non senza legami con lo Zeitgeist, se dicessi: quegli spazi descrivono con assoluta
esattezza lo stato in cui mi trovo. L’esattezza sta nel fatto che, in questo periodo, non sono
nient’altro che attesa. Attendo che appaia il libro, e questo, adesso, non è, o non soltanto, il
solito stato confusionale provocato dalla vanità, è qualcosa di più pesante, o semplicemente di più
grosso. C’è anche questo, che quando verrà pubblicato questo pezzo tutti in realtà (persino io!)
avranno già saputo tutto, per cui, forse, non serve neanche fare tanto il misterioso qui, potrei
invece parlare apertamente; ma no, perché in tal caso T. verrebbe a saperlo, e questo mi farebbe
paura e, giacché sono ormai tante le cose che mi fanno paura, per non appesantire ulteriormente
il mio conto, con grande slancio chiederei scusa a T. per essermi presa paura a causa sua. Dunque
il 16 maggio il libro uscirà, e in questo periodo niente mi interessa di più che sapere cosa
accadrà alla fine di maggio. Oppure, nel segno dell’autocommiserazione del momento: cosa accadrà?
Quindi, in teoria, l’attraente in questo pezzo è che lo stiamo guardando dal futuro, mentre il suo
sguardo si lancia nella direzione da cui lui viene guardato. L’incrociarsi di due delusioni, come
dire, la promessa di un grande amore. (Beh, questo andrebbe cancellato. Anche se, come documento,
della mia idiozia, non è per niente male. Negli ultimi due anni mi sono abituato a questo tipo di
realismo, prenderò contromisure…) Nel quaderno sono arrivato fin qui, oggi è il 21 maggio 2002,in
quel momento pensavo che (come arguzia) le ultime parole dovessero essere “mio padre”, ma ora lo
trovo kitschig. Devo ancora controllare il numero delle battute e ritornarci sopra per eliminare
qualcosa qua e là, ma di tutto questo, per ovvie ragioni, non potrò fare il resoconto.
Traduzione di Beatrice Töttössy
"Testo - T" è
uscito in Scrittori ungheresi allo specchio (antologia), a cura
di B. Töttössy, Roma, Carocci, 2003
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