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È un grande onore per me
ricevere il Premio Leo Baeck, un premio che porta il nome di uno dei più eminenti
rappresentanti del giudaismo tedesco, che fu rabbino e studioso. Naturalmente, io non ho
conosciuto Leo Baeck personalmente, ma sono certo che egli sia stato uomo di grande
intelligenza e di straordinarie capacità umane.
Leo Baeck era ebreo ed era tedesco. Durante la Prima guerra mondiale seguì per quattro
anni in qualità di rabbino le truppe sul fronte orientale e su quello occidentale. Così
ebbe modo di conoscere profondamente la guerra, la sua crudeltà e la sua insensatezza.
Fece esperienza diretta della Repubblica di Weimar, assistette allascesa di Hitler e
dei nazionalsocialisti fino alla loro definitiva presa di potere.
Hitler significava antisemitismo Hitler fu il braccio criminale della destra
antisemita fin dai suoi esordi. Leo Baeck testimoniò e visse sulla sua pelle tutto ciò
che seguì: quasi tutti gli ebrei tedeschi ed europei furono privati dei loro diritti,
furono umiliati, espropriati, deportati e uccisi sei milioni di ebrei, donne,
uomini, bambini. La campagna sistematica del genocidio che il Terzo Reich scatenò in
Europa non risparmiò nessun ebreo: fu unaggressione senza quartiere.
In molte occasioni Leo Baeck avrebbe potuto sottrarsi agli orrori della Shoah, ma egli
decise invece di restare nella Germania hitleriana. Era quello il suo dovere, pensava;
restare e seguire i fratelli perseguitati. Era un uomo coraggioso che aveva un grande
senso di responsabilità. Per gli ebrei della Germania nazionalsocialista, egli divenne il
Judaeorum Defensor Nobilissimus, come lo definì la storica Selma
Stern-Täubler. Leo Baeck sopravvisse a Theresienstadt, ai lavori forzati e al brutale
abuso: venne liberato sessantanni fa.
Per me dunque ricevere questo Premio, sessantanni dopo la fine del
nazionalsocialismo, nel giorno in cui viene inaugurato a Berlino il Monumento in
memoria degli ebrei assassinati dEuropa, un Premio che porta il nome di Leo
Baeck, vuol dire assumere un impegno molto preciso. Limpegno di sostenere quei
valori per i quali Leo Baeck aveva rischiato tutto: alimentare lo spirito di tolleranza e
di rispetto per lumanità che solo può permettere a popoli di provenienza e cultura
diverse, con convinzioni e appartenenze religiose diverse, di vivere in pace insieme. Naturalmente,
ciò presuppone da parte nostra, in primissima istanza, una posizione molto netta contro
lantisemitismo in tutte le sue forme. Eliminare questa minaccia, questo affronto
allumana dignità, è ancora tragicamente necessario. Analogamente, dobbiamo
difendere il diritto di Israele a esistere, dobbiamo difendere la sicurezza dei suoi
cittadini.
In un anniversario del genere, lespressione Mai più viene facilmente
alle labbra: ma dobbiamo verificare la sua validità nella realtà della vita di tutti i
giorni. Fino a qual punto gli ebrei e le comunità ebraiche si sentono sicure, si sentono
a casa propria nella Germania democratica di oggi? Si sentono forse isolate? La società
nel suo insieme si preoccupa veramente della rinascita incipiente dellantisemitismo?
E il governo ha reagito in maniera incisiva? Possiamo dire autentica la nostra
preoccupazione per Israele e per il suo futuro?
Questi sono i punti discussi nelle comunità ebraiche in tutto il territorio tedesco
i punti che mi vengono spesso sottoposti dagli amici ebrei. Sondaggi recenti in
Germania ci dicono che i sentimenti antisemiti e lostilità nei confronti di Israele
sono in crescita: ciò ci deve preoccupare e spingerci verso unazione risoluta e
concreta. Intendo il Premio che ricevo oggi come un impegno personale e politico in questo
senso.
Nei giorni che ci hanno portato al
sessantesimo anniversario della liberazione dellEuropa e della Germania dal
nazionalsocialismo e dalla regola vile del terrore, abbiamo letto molto sugli orrori della
Seconda guerra mondiale e sul regime tirannico di Adolf Hitler. Limpressione che
abbiamo ricevuto da ciò che è stato detto e scritto di recente è che quasi tutti sono
stati vittime e quasi nessun carnefice. Tuttavia, il pericolo è che così si oscuri la
differenza tra causa ed effetto, che vada perduta la distinzione essenziale tra vittime e
carnefici. Senza una distinzione netta di questo genere, ciò che si presume essere
storicamente vero, anche se ben dimostrato, diventa menzogna.
Alla fine di questa guerra che è costata allumanità sessanta milioni di vite,
possiamo tutti parlare a ragione di dolore indicibile, di sofferenza e di devastazione
ma sarebbe un errore imperdonabile collocare coloro che hanno imposto questa
catastrofe allumanità e coloro che hanno fatto ammenda per la loro condotta sullo
stesso piano delle vittime di quei crimini.
È stato il Terzo Reich di Adolf Hitler a pianificare e a scatenare la Seconda guerra
mondiale come guerra di sterminio razziale, un crimine mostruoso perpetrato contro tutti i
paesi dEuropa ma soprattutto contro la Polonia e lUnione Sovietica.
Sono stati i tedeschi, alti servitori dello Stato, alla famosa Conferenza di Wannsee, qui
a Berlino, nel gennaio del 1942, a pianificare la Shoah, a organizzare sistematicamente e
a realizzare il genocidio a sangue freddo degli ebrei tedeschi ed europei. Se il Terzo
Reich non fosse stato definitivamente sconfitto nel 1945, con tutte le devastazioni che
ciò ha comportato, la macchina infame del genocidio di Auschwitz e degli altri campi non
si sarebbe fermata, e lEuropa non si sarebbe liberata dellincubo del
nazionalsocialismo. La verità è tutta qui e per un tedesco è una verità molto
amara.
In un messaggio ai tedeschi trasmesso dalla radio americana l8 maggio del 1945,
Thomas Mann parlava della colpa e della vergogna tedesca in termini che ancora oggi
risuonano alti: La camera di tortura in cui lhitlerismo ha ridotto la Germania
vede ora crollare le sue spesse mura, rivelando la nostra iniquità agli occhi del mondo.
Commissioni estere da tutto il mondo possono vedere queste scene e raccontare ai loro
paesi quello che sorpassa in orrore ogni più folle immaginazione. La nostra
iniquità, miei compatrioti! Perché tutto ciò che è tedesco, che parla tedesco,
che scrive in tedesco, che ha vissuto come un tedesco è macchiato dal disonore di ciò
che è stato rivelato. Non è stato il lavoro di un manipolo di criminali, sono stati
centinaia di migliaia di tedeschi della cosiddetta élite uomini, giovani, donne
senza cuore che, sotto linflusso di dottrine insane, hanno preso il loro
perverso piacere nel commettere quelle malvagità. Lumanità indietreggia
inorridita. Dalla Germania? Sì, dalla Germania. Questo disse Thomas Mann
sessantanni fa.
Certo, non cè paragone tra
il Terzo Reich di Hitler e la Germania democratica di sessantanni dopo. Però un
legame ancora cè, perché non possiamo negare la nostra storia e la nostra
responsabilità nazionale e morale per quanto è accaduto. Sessantanni dopo, quella
storia, la nostra responsabilità e la nostra colpa sono ancora con noi. Adolf Hitler e i
nazisti hanno fatto scempio di vaste aree della Germania e dellEuropa e resi schiavi
e uccisi milioni di esseri umani. E i loro progetti funesti andarono anche oltre.
Liquidando la totalità degli ebrei di Germania e dEuropa, essi intendevano anche
cancellare irreversibilmente una parte essenziale della storia tedesca ed europea, della
storia intellettuale dellumanità. Si dice che già nel 1933 Leo Baeck affermasse
che la storia millenaria degli ebrei tedeschi era giunta alla sua fine. Eppure non tutti
sembrano oggi aver afferrato appieno le conseguenze della fine rovinosa della Germania,
della sua cultura e della sua identità. Come Leo Baeck aveva correttamente previsto, la
fine della storia significava che, oltre alle indescrivibili sofferenze inflitte ai nostri
vicini, il nazionalsocialismo ricercava lautodistruzione della stessa Germania
autodistruzione non solo in senso materiale e politico, ma anche e soprattutto in
senso morale e culturale.
Ancora oggi si parla di rapporti ebraico-tedeschi, unespressione da cui io
personalmente rifuggo. Per migliaia di anni gli ebrei sono stati parte della Germania,
della sua società, della sua lingua e della sua cultura. E ciò è stato ancora più vero
dopo la loro emancipazione dai ghetti sullonda della Rivoluzione Francese. Senza i
grandi nomi dellebraismo tedesco Mendelssohn, Heine, Börne, Marx, Einstein,
Lise Meitner, Wittgenstein, Kafka, Rathenau, Buber, Adorno e molti altri la storia
intellettuale della Germania non potrebbe essere scritta. E lo stesso vale per le arti, la
scienza, lindustria.
Lo storico Fritz Stern, un altro ebreo tedesco scampato alla barbarie, una volta osservò
che, visti gli straordinari risultati tedeschi in fatto di scienza, arte e industria tra
il 1900 e il 1932 in gran parte dovuti alloperato di ebrei tedeschi il
XX secolo avrebbe potuto essere il secolo tedesco. Ma questa brillante
previsione è stata spazzata via dagli orrori del nazionalsocialismo e della Shoah.
La campagna persecutoria e omicida nazista contro gli ebrei tedeschi era di fatto intesa
contro parte della nazione tedesca, per strapparle diritti, dignità e proprietà e infine
per deportarla e ucciderla. Così facendo, la nazione si è privata di una parte vitale
del suo stesso essere.
Oggi, la vita ebraica in Germania è rifiorita, ed è questa una delle vittorie più
importanti su Hitler e sul nazionalsocialismo. Sentiamo, però, che qualcosa è andato
irreparabilmente infranto, sentiamo un vuoto che non potrà mai essere colmato. Ed è
soprattutto la Germania stessa che soffre oggi per quella perdita.
Tutto il gran parlare che si fa oggi in Germania di Leitkultur, di restituirci
una normalità, o della riscoperta recente dellorgoglio
tedesco serve solo a sottolineare quanto ci sentiamo insicuri come nazione. Nessuna
di queste tecniche per ridarci fiducia funziona veramente, perché il nostro passato e la
nostra permanente responsabilità non ce lo permettono.
Di recente, si sta diffondendo in Germania, almeno in certi ambienti, la tendenza a
guardare al passato con occhi nuovi non voglio chiamarlo revisionismo. Resto però
stupito di fronte ad alcuni autori della mia generazione che pensano di risolvere i loro
problemi con il loro paese e la sua storia, il suo trauma e il suo desiderio di
normalità raccontando nei particolari le ore finali di carnefici grandi e
piccoli, frugando nelle vite dei loro nonni e bisnonni alla ricerca di non si sa che cosa,
ventilando addirittura lesistenza di strani tabù riguardo ad alcune vittime.
Chi vuole veramente sapere che cosa abbiamo perduto, che cosè che ci rende così
insicuri come nazione, non troverà nei bunker la risposta, ma nelle biblioteche, negli
archivi, nei ricordi dei sopravvissuti, nelle case degli anziani di Tel Aviv e di
Gerusalemme, di New York e di Chicago, di San Paolo e di Buenos Aires, di Città del Capo
e di Sydney.
Albert Einstein nacque il 14 marzo del 1879 a Ulm, un venerdì freddo ma pieno di
sole, mezzora prima che la campana della chiesa battesse le dodici: così
comincia la biografia del tedesco più importante del XX secolo. Eisntein era di Ulm; e
anche lui, in quanto ebreo tedesco, fu costretto dai nazisti a fuggire e non mise mai più
piede in Germania. Per questo non perdonò mai il suo paese.
Mi rivolgo ora allamico Amos
Oz presente in sala. Posso immaginare quanto remote e quanto distanti dalla realtà
possano risuonare queste considerazioni a un israeliano che giorno dopo giorno, anno dopo
anno, si è trovato ad affrontare problemi completamente diversi. La fondazione dello
Stato di Israele che Oz ha efficacemente descritto nel suo ultimo romanzo è arrivata
troppo tardi per sei milioni di ebrei.
Questa è stata ed è la mostruosa tragedia. È dalle ceneri della Shoah che Israele è
nato per dare una patria agli ebrei di tutto il mondo e per garantire che la Shoah
non sarebbe mai più tornata. Mai più! Chi non arriva a comprendere limportanza
esistenziale di Israele e della nazione ebraica non capirà mai Israele e il popolo e la
politica di Israele.
Nel 1948, lo stato di Israele era nato da poche ore quando si scatenò laggressione
degli eserciti arabi nel tentativo di cancellare dalla faccia della terra il neonato Stato
ebraico. Da allora, Israele ha dovuto sempre difendere la sua esistenza una
situazione che continua ancora oggi. Israele è lunico Stato la cui esistenza non
sia accettata dai paesi vicini. Per questo la forza militare gli è necessaria è
una questione di sopravvivenza. Israele non riconoscerà mai la sua inferiorità militare,
perché considera la parità una minaccia alla sua vita.
I rapporti della Germania con Israele scaturiscono dalla nostra responsabilità nella
Shoah. Per cui i nostri rapporti poggiano sul nostro fermo impegno a difendere il diritto
alla vita e alla sicurezza dei cittadini dello Stato di Israele. Così hanno fatto tutti i
governi della Repubblica Federale.
Tuttavia, se questo impegno deve essere qualcosa di più delle semplici parole, la
Germania non deve mai dimenticare che Israele non ha una seconda possibilità.
Israele può contare sulla Germania che è partner e amica sincera.
Daltro canto, le sofferenze dei palestinesi non vanno dimenticate tema su cui
Amos Oz non si stanca di tornare. I tentativi
degli eserciti arabi, nel 1948 e nel 1967, di cancellare Israele dal Medio Oriente sono
finiti, per i palestinesi, nellenorme tragedia dei profughi. Solo quando
speriamo presto si troverà il difficile compromesso sulla divisione del territorio
che per decenni ha costituito il pomo della discordia tra due nazioni solo quando
ci saranno due Stati democratici che convivono pacificamente solo allora il
conflitto avrà fine. Solo allora la regione conoscerà la vera pace che noi tutti
dolorosamente aspettiamo.
Una cosa il mio paese desidera
sopra ogni altra: la normalità. Ma finché questo desiderio persiste vuol
dire che siamo molto lontani dalla meta. Ciò è anche profondamente vero per quanto
riguarda i rapporti della Germania con Israele e con la comunità ebraica. Solo se
conserviamo la memoria del passato riusciremo a costruire un futuro comune.
Sono persuaso tuttavia che la radicata sfiducia di Israele nei confronti dellEuropa
finirà per svanire, perché lEuropa unita è molto importante per la sua sicurezza
e per il suo futuro. E da parte sua lEuropa capirà quanto sia importante Israele
per la sua sicurezza perché, dopo tutto, è lunica democrazia del Medio Oriente, un
paese fondato sullo stato di diritto, economicamente forte e con una società civile
occidentalizzata che condivide i nostri stessi valori. LEuropa e Israele non hanno
soltanto in comune la storia, ma anche molti e importanti interessi: sono queste buone e
solide fondamenta su cui costruire un futuro condiviso.
Traduzione di Biancamaria Bruno
Discorso pronunciato in
occasione del conferimento del Premio Leo Baeck (10 maggio 2005)
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