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Il continente americano nel suo insieme
attraversa un momento critico. Come è noto, viviamo in generale un periodo di grande
incertezza provocato dagli attacchi terroristici dell11 settembre. Ma si può ben
dire che è stato un periodo di grande regressione soprattutto per il continente
sudamericano. Levento più recente e più clamoroso è stato il collasso economico
dellArgentina, un paese che aveva vissuto una fase di promettente slancio agli inizi
degli anni Novanta, impegnandosi in un serio programma di riforme economiche, e che ora è
caduto in una crisi senza precedenti. Ma ci sono stati regressi democratici anche in altri
paesi del continente: Venezuela, Perù, Ecuador e Colombia.
Il fallimento del neoliberismo
Ma il tema che vorrei sviluppare qui è
una interpretazione di ordine generale su ciò che accade nella vita politica dei paesi in
via di sviluppo, molti dei quali hanno intrapreso negli ultimi dieci anni importanti
riforme economiche in coincidenza con la transizione dalla dittatura alla democrazia,
riforme che in via generale si sono concluse con un fallimento.
Il decennio degli anni Novanta, come è noto, ha avuto unimportanza
cruciale per il collasso mondiale dellUnione Sovietica, che ha diffuso la
convinzione della necessità di ridimensionare il ruolo dello Stato nelleconomia. Il
governo degli Stati Uniti e quelli di altri paesi hanno intrapreso riforme ambiziose, note
allepoca come il Consenso di Washington, orientate alla liberalizzazione
del commercio, alla privatizzazione delle imprese pubbliche, alla deregolamentazione delle
attività produttive e in generale a ridurre il peso dellintervento statale nelleconomia.
In America Latina, con la sola eccezione del Messico, questo
indirizzo di politica economica, definito neoliberismo, non ha funzionato. Eppure si
trattava di politiche urgenti e necessarie, affinché i paesi sottosviluppati potessero
ottenere una crescita economica a lungo termine. Infatti il vecchio modello protezionista
e nazionalista che prevaleva in America Latina era un vicolo cieco, che nel corso degli
anni Ottanta aveva portato a un crescente indebitamento, al ristagno economico e allaumento
della miseria.
A mio avviso, la ragione del fallimento in questi paesi del
cosiddetto Consenso di Washington, e in genere delle riforme di carattere neoliberistico,
sta nel fatto che queste riforme furono intraprese in paesi dove le istituzioni politiche
erano inefficienti e comunque inadatte allo scopo. Le riforme furono avviate in molti casi
senza far attenzione alle condizioni politiche necessarie alla loro realizzazione. Aver
intrapreso queste riforme senza avere le basi istituzionali né il contesto politico
appropriato, comportò che, in molti casi, i risultati fossero inferiori alle previsioni.
Si possono fare molti esempi al riguardo. In Russia si è
assistito al tentativo di realizzare numerose e ambiziose privatizzazioni senza che lo
Stato avesse la capacità di privatizzare con onestà e trasparenza. Viceversa, il
processo di privatizzazione è stato delegittimato dalla vendita dei beni pubblici a
uomini politici influenti, che disponevano di una conoscenza privilegiata delle intenzioni
dei governi.
Agli inizi degli anni Novanta, in seguito a forti pressioni e
dietro il consiglio di Washington, la Corea e la Tailandia hanno intrapreso una
liberalizzazione del mercato dei capitali senza avere adeguate strutture di
regolamentazione e di vigilanza bancaria. La fiducia nel miracolo economico asiatico ha
provocato abbondanti flussi di denaro, che hanno dato luogo a investimenti avventati. A
causa della fragile struttura di regolamentazione degli investimenti, si sono registrati
un eccesso di costruzioni immobiliari nel centro di Bangkok, il crollo della moneta nella
Tailandia e nella Corea del Sud nel 1997, e un grave tracollo economico: tutte conseguenze
di riforme intraprese senza una base istituzionale adeguata.
Infine, cè il caso del Messico, dove riforme importanti
sono state gestite sotto il governo del PRI, con un presidente che tollerava elevati
livelli di corruzione allinterno della propria famiglia e allinterno di una
struttura sociale e politica segnata da gravi problemi di legittimità, ciò che ha portato a delegittimare lintero
processo di riforma economica, almeno fino allelezione del presidente Fox che ha
inaugurato unautentica democrazia pluripartitica seguita dallapprovazione di
un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti.
Le due dimensioni della
statualità
La lezione che scaturisce da tutto ciò è
la seguente: le riforme economiche, la crescita economica, lo sviluppo economico non
possono realizzarsi senza una riforma istituzionale e senza unattenzione adeguata
agli aspetti politici del problema. Ci sono due dimensioni principali della statualità,
se vogliamo usare questa espressione per riferirci allazione dello Stato. La prima
dimensione consiste nellazione che lo Stato è chiamato a svolgere per fornire
servizi pubblici essenziali come la sicurezza pubblica, la difesa nazionale, leducazione,
la tutela dei diritti di proprietà, la tutela dei diritti individuali e in generale la
difesa dello Stato di diritto. Di qui si può passare ad altri tipi di azione statale,
come lofferta di una rete di sicurezza sociale per i poveri o la regolazione di
certi tipi di industrie, fino ad arrivare a politiche statali più ambiziose e
discutibili, come la definizione di priorità industriali, la preferenza accordata nel
credito a certi settori e la gestione di imprese parastatali. Questultima è appunto
la dimensione che è stata messa in discussione negli anni Novanta.
Esiste, tuttavia, unaltra dimensione della
statualità che possiamo chiamare la forza dello Stato e che riguarda, molto
semplicemente, la capacità di uno Stato di creare leggi e di applicarle con onestà ed
efficacia, senza corruzione, con un alto livello di trasparenza, per realizzare le mete e
i compiti che lo stesso Stato si propone.
Le due dimensioni della statualità, lambito dellazione
e lambito della forza degli Stati, funzionano, in larga misura, indipendentemente luna
dallaltra. Credo che uno dei più grandi errori in cui molti incorrono, a cominciare
dai politici di Washington, sia quello di confondere spesso queste due dimensioni.
Limitando in generale lambito dellazione dello Stato, si finisce col ridurre
anche la capacità dello Stato di svolgere in modo adeguato il suo compito essenziale,
vale a dire la fornitura dei beni pubblici fondamentali.
Per molti aspetti, il problema del Messico e di altri
paesi dellAmerica Latina è consistito nel fatto che lestensione dellambito
dellazione statale veniva posta a carico di istituzioni deboli, incapaci di
governare con efficacia e trasparenza. In un certo senso questo è il peggiore dei mondi
possibili. Lideale sarebbe ridurre al minimo lambito dellazione statale,
con uno Stato che si limiti alla realizzazione dei suoi compiti essenziali e sia però in
grado di stabilire e applicare linsieme delle regole indispensabili per la crescita
nella sfera economica e per lequità e la libertà nella sfera politica. Il compito
da affrontare, dunque, non è solo quello di ridurre lambito dellazione degli
Stati, ma anche quello di costruire Stati efficienti.
La democrazia è necessaria ma non
sufficiente
Cè una terza dimensione della
statualità che riguarda i modi della legittimazione degli Stati. Qualcuno ha proposto
quella che Samuel Huntington ha chiamato una transizione autoritaria, laddove uno Stato
autoritario ben governato adotta una politica economica liberista che produce una crescita
economica e che in seguito lo avvia verso una transizione alla democrazia.
Qualunque sia il valore teorico di questo processo, non è
realistico progettarlo per nessun paese e, naturalmente, per nessun paese latinoamericano.
La democrazia è la cornice imprescindibile della legittimità. La transizione autoritaria
ha funzionato bene in numerosi paesi asiatici, ma ha avuto una storia disastrosa in
America Latina. Il Cile è lunico paese che potrebbe dimostrare qualche successo
nella combinazione di governo autoritario, efficienza e forte crescita economica. Molti
altri governi autoritari dellAmerica Latina hanno portato solo a un disastro
economico completo, e una simile ricetta non è neanche da prendere in considerazione.
Ciò che occorre discutere e capire è che di per sé sola
la democrazia, sebbene sia importante e fondamentale e rappresenti anzi un fine in se
stesso, unaspirazione morale della società, un bene che certifica la legittimità
del sistema politico, non coincide però con il buon governo e non equivale a unamministrazione
efficiente. La democrazia può coesistere con il malgoverno, e di fatto questa è la
situazione che si è verificata in molti paesi del continente americano. Occorre dunque
prestare particolare attenzione al disegno delle istituzioni democratiche, per assicurarci
non solo che mantengano la legittimità del sistema politico, ma che siano anche
compatibili con il buon governo e con la forza dello Stato necessaria per promuovere la
crescita economica.
Il ruolo dei partiti
politici
È qui che il ruolo dei partiti politici
mi sembra particolarmente importante. Direi che, tra i diversi elementi di un sistema
politico democratico, uno dei più fondamentali è rappresentato dai partiti politici.
Sono un politologo e insegno queste cose nel mio corso di introduzione alle scienze
politiche; insegno, per esempio, perché non è una buona idea quella di un sistema
politico basato su una molteplicità di gruppi dinteresse e perché sono necessari i
partiti politici.
I partiti politici aggregano interessi come i gruppi dinteresse
non possono fare. Stabiliscono priorità e rapporti di scambio tra i diversi interessi e
gruppi sociali che rappresentano. I partiti mettono ordine nellinformazione e nelle
scelte che si prospettano agli elettori. In presenza di un buon sistema di partiti, le
scelte di voto sono chiare per chi è di sinistra o di destra, per i cristiano-democratici
o per i socialdemocratici. Queste sono cose che possono garantire soltanto i partiti, non
i gruppi dinteresse. Sono patrimoni di conoscenze e competenze che aiutano la
governabilità, offrendo alternative alle burocrazie nazionali come fonti di decisione
politica, di iniziativa e di innovazione. Infine, naturalmente, i partiti mettono in
contatto gli elettori con la politica a livello locale. Queste sono cose che solo i
partiti possono fare ed è per questo che qualunque sistema democratico ha bisogno di una
forte struttura partitica per funzionare in modo adeguato.
I partiti politici, viceversa, si sono indeboliti sia
negli Stati Uniti che nel resto del continente americano. Abbiamo assistito al
decentramento della politica, e il predominio dei mezzi di comunicazione mette in risalto
il ruolo di singoli personaggi rispetto a quello dei partiti. Si è verificata unenorme
crescita delle ONG e interessi molto specifici hanno spesso una presenza transnazionale.
Inoltre, i partiti politici hanno problemi peculiari nel contesto dei regimi
presidenziali. In un sistema parlamentare i partiti politici sono naturalmente decisivi.
In un regime presidenziale la loro vita è più difficile, tanto che quei regimi vengono
detti di legittimità duale. I legislatori eletti rappresentano una fonte di
legittimità, ma il presidente ha a sua volta una propria fonte di legittimità, con il
risultato che ci può essere disaccordo e i presidenti possono contrapporsi alle assemblee
legislative e alle amministrazioni in carica.
I sistemi presidenziali hanno anche altri difetti, come
quando la politica ruota eccessivamente intorno alla personalità, al carattere e alle
peculiarità del presidente. Fin troppo spesso
si sono viste cose del genere negli Stati Uniti, dove pure, come ho detto, i partiti si
sono assai indeboliti. Lo stesso è accaduto in America Latina, dove la politica è sempre
più una questione di celebrità e di spettacolarizzazione televisiva, e sempre meno
valutazione delle scelte politiche serie a disposizione degli elettori.
Il presidenzialismo è forte in America Latina e i partiti
sono deboli. In America Latina si è abusato del presidenzialismo: in questo sistema cè
la costante tentazione di agire attraverso lesecutivo anziché lavorare con le
assemblee legislative. Nella storia recente, molti presidenti latinoamericani hanno
indebolito la propria autorità e la legittimità dellintero sistema politico col
tentativo di modificare la costituzione per prolungare la propria permanenza in carica. È
il caso del presidente Fujimori in Perù e del presidente Ménem in Argentina.
Se dobbiamo avere un regime presidenziale, abbiamo bisogno di
presidenti forti e di partiti forti, ma soprattutto occorrono leggi provenienti dai
legislatori, non emanate per decreto dellesecutivo o, come negli Stati Uniti,
formate allinterno del sistema giudiziario. Credo, dunque, che i partiti abbiano un
ruolo importante. Se i partiti e le istituzioni non possono interpretare correttamente il
proprio ruolo, il processo decisionale democratico sarà impoverito, con la conseguenza di
un deficit di legittimazione e, infine, di una mancanza di fiducia nelle stesse
istituzioni politiche.
Solidarietà famigliare e
solidarietà sociale
Vengo ora alla questione del ruolo della
fiducia e del capitale sociale nella politica moderna. Condivido in generale lopinione
positiva di Robert Putnam, anche se dissento in parte da lui per quanto riguarda la
definizione di capitale sociale. Direi che il capitale sociale è un insieme di valori o
di norme informali condivise, che permettono di cooperare nelle situazioni più diverse e
sono importanti tanto per leconomia che per la politica. Sono pochissime le
attività economiche che si possono intraprendere da soli. La gestione di unimpresa
familiare, di un ristorante o di una lavanderia, per non parlare della fabbricazione di
semiconduttori o di automobili, sono tutte attività sociali, che richiedono la
cooperazione di altre persone. Se una società gode di un buon capitale sociale, se le
persone hanno fiducia le une nelle altre, se si condividono norme e valori che favoriscono
la reciprocità, lonestà, ladempimento degli impegni, allora la società
risparmia quelli che gli economisti chiamano i costi di transazione, leconomia
si libera dallintralcio dei lunghi contratti, delle denunce, dei processi e di tutti
gli altri costi che esistono nelle società in cui la gente non ha fiducia.
Naturalmente, il capitale sociale è importante anche nella vita
pubblica. Questa fu la grande intuizione di Alexis de Tocqueville quando, visitando gli
Stati Uniti nel 1830, disse che uno dei fondamenti della democrazia statunitense era la
capacità di formare associazioni volontarie a tutti i livelli: scuole, ospedali,
volontariato, compresi, aggiungo io, i partiti politici che partecipavano alla vita
pubblica e permettevano alla gente di lavorare insieme per scopi comuni.
Né nella sfera economica, né in quella politica si può dare
per scontato il problema del capitale sociale. Molti paesi nel mondo soffrono della
mancanza di fiducia. In America Latina esiste uno specifico problema di fiducia, che si
manifesta in molti paesi ed è evidente anche in Messico. Il problema è che la fiducia e
il capitale sociale tendono a esistere soltanto nelle famiglie e nei gruppi di amici più
ristretti, in un insieme relativamente limitato di relazioni personali. Non si tratta di
un fenomeno limitato allAmerica Latina. La Cina funziona in gran parte allo stesso
modo, e così molte altre parti del mondo. Uno dei problemi che ne derivano è che le
famiglie sono molto forti, diventano fonte di grande soddisfazione sociale e funzionano
come reti di sicurezza, come unimportante forma di solidarietà. Daltra parte,
è difficile dar vita ad associazioni, società, amicizie, affari e imprese fuori da
questo insieme relativamente ristretto di relazioni. La fiducia tra estranei è piuttosto
limitata. E questo comporta molteplici conseguenze economiche, per esempio: le imprese
tendono a conservare una gestione familiare anziché trasformarsi in moderne società
amministrate professionalmente. Nellambito politico, questi circoli ristretti
conducono alla corruzione, al clientelismo e a un settore pubblico in cui la gente sa di
rubare a favore della propria famiglia, poiché la morale che ne scaturisce antepone gli
amici, la famiglia e le relazioni personali al più astratto interesse di servire il bene
comune.
Questi problemi esistono praticamente in tutti i paesi.
Gli Stati Uniti non ne sono esenti, però ci sono paesi in cui la mancanza di fiducia
nelle istituzioni è molto grave. Il problema al quale bisogna dedicare una profonda
riflessione, credo, è come costruire unatmosfera sociale di maggiore fiducia. Non
è solo una questione formale di leggi, ma anche una questione di valori condivisi. Una
soluzione consiste nelleffettivo funzionamento delle istituzioni, il che rinvia allagenda
duale che ho menzionato prima: lideale sarebbe uno Stato piccolo nel suo ambito dazione,
ma forte nella sua capacità di applicare lo Stato di diritto e nel creare le leggi
necessarie.
Gli Stati molto grandi tendono a produrre sfiducia perché
organizzano tutto per i cittadini e limitano la loro capacità di lavorare insieme. È il
caso della Francia o della Spagna, dove lo Stato è diventato troppo grande e molto
centralizzato. Ma la sfiducia, allopposto, può essere anche il risultato di Stati
troppo deboli. Una spiegazione dellesistenza della mafia in Sicilia è che lo Stato
italiano non promuove né difende adeguatamente i diritti di proprietà. È possibile
considerare la mafia, in un certo senso, un tutore privato dei diritti di proprietà, in
una situazione in cui lo Stato non ha potuto assolvere a questo compito fondamentale.
Le istituzioni e i valori
Amministrare bene lo Stato e le sue
istituzioni è importante, però la forza del capitale sociale riguarda di fatto i valori
e la cultura. Non cè nulla che si possa progettare e ottenere solo con una
costituzione corretta, con un sistema elettorale corretto o con un sistema di partiti
corretto. Il capitale sociale scaturisce in realtà dal cuore della gente e riguarda i
suoi valori informali. Può modellarsi attraverso leducazione, la leadership, le
lotte comuni, le crisi, le azioni condivise a livello nazionale. Sono tutte fonti di
fiducia e di valori comuni. Non è solo una questione politica, non è solo una questione
di eleggere istituzioni corrette, è anche una questione di valori. Se chi sta più in
alto nella gerarchia del sistema politico non è capace di agire con onestà e competenza,
se non condivide i valori o non riconosce la necessità del servizio pubblico, non
riuscirà a proporre accordi istituzionali che possano risolvere i problemi di corruzione
endemica, la mancanza di responsabilizzazione o la scarsa governabilità.
Occorrono dunque entrambe le cose, istituzioni e valori, per
creare un sistema politico moderno e democratico, che promuova la crescita economica e al
tempo stesso sia considerato legittimo e serva come fonte di partecipazione democratica.
Traduzione di Alessandra Fagioli
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