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Garantire la stabilità di un dominio militare del mondo è impresa
onerosa. Lo scorso settembre, dopo aver stanziato 79 miliardi di dollari per lIraq e
lAfghanistan, George W. Bush chiedeva al Congresso altri 87 miliardi destinati a
finanziare la presenza americana in quella regione per un anno ancora. Cifre che, per
ammissione della stessa Casa Bianca, non bastavano a soddisfare le esigenze reali. Come
del resto conferma Paul Bremer, proconsole di Bush in Iraq, secondo il quale esagerare i
costi della ricostruzione irachena sarebbe pressoché impossibile. Cè quindi da
aspettarsi che le spese militari previste per lanno prossimo ammontino a circa 500 miliardi di dollari, somma di gran lunga
superiore, in moneta reale, a quella stanziata nel 1968, quando la guerra in Vietnam era
in pieno svolgimento.
I numerosi profeti che esercitano la loro attività in seno
allamministrazione Bush avevano previsto è vero che la guerra in Iraq sarebbe stata una
passeggiata. Ma bisogna riconoscere che, nel rendere nota la sua visione degli impegni
militari americani, il presidente Bush si è sempre attenuto alla prudenza. Non a caso, ha
definito lIraq il fronte principale di un tipo diverso di guerra
combattuta su molti fronti e in molti luoghi, astenendosi, finora, dal fare
previsioni sulla sua fine e dallindicare i criteri per raggiungere la vittoria. E ha
voluto ribadire, inoltre, che lo scontro sarà lungo e richiederà sacrifici da parte del
popolo americano. Il che sta a significare che la Casa Bianca intende chiedere ai
cittadini di finanziare una guerra perpetua e onerosa combattuta su diversi fronti
lIraq e lAfghanistan notoriamente e altri, ancora da dichiarare. Anche
quei pochi politici che si erano opposti allinvasione dellIraq, oggi
sostengono la necessità di portare a termine il compito. Limpresa è
stata avviata e i soldi vanno spesi.
Iraq: una manna per le imprese private
È accaduto così che per gli appaltatori privati, che in numero
sempre maggiore compongono le infrastrutture delle forze armate americane, la tragedia si
sia tradotta in fortuna. Allepoca della prima guerra irachena, tra il personale
assunto dalle imprese dappalto private figurava un americano su cento. Rapporto che,
in questa ultima guerra, è diventato di uno su dieci. Stando al Washington Post, un
terzo dei costi (peraltro in rapido aumento) di questa guerra sarebbe finito nei conti
bancari di privati.
Allinizio, a giustificazione dei massicci esborsi di dollari
federali è stata invocata lesigenza di risparmiare. Nella visione di Donald
Rumsfeld, infatti, la privatizzazione avrebbe fatto sì che la rigida disciplina del
mercato esercitasse i suoi effetti sulla guerra stessa. Nel 1995, molto prima di fare
ritorno a Washington, lattuale vicepresidente aveva presentato allAmerica Thoughts from the Business World on Downsizing
Government, una monografia scritta sulla base della sua duplice esperienza sia come capo
dello staff della Casa Bianca e come segretario alla difesa (sotto Gerald Ford), sia come
amministratore delegato di due grandi aziende americane (General Instrument Corp. e G.D.
Searle). Ai programmi governativi, che prescindono dalle rigidità del mercato, è negata la possibilità di dichiarare
fallimento, scriveva Rumsfeld. Ci sono casi in cui solo una privatizzazione
compiuta è in grado di far tornare i conti.
Oggi, la sua visione in merito alla battaglia delle privatizzazioni
si è tradotta in realtà; resta però da verificare la questione della contabilità. A
seconda della misura in cui gli americani saranno disposti a sacrificarsi, sarà
pressoché impossibile esagerare, tanto per citare Bremer, le possibilità di trarre
profitti privati dallimpresa bellica americana.
La guerra, tanto per fare un esempio, si è rivelata una manna sia
per Halliburton, una compagnia petrolifera, sia per Bechtel, prima impresa americana nel
settore delle opere pubbliche. Dick Cheney è stato amministratore delegato di Halliburton
dal 1995 al 2000 e George Shultz presidente di
Bechtel per otto anni, prima di diventare segretario di stato sotto Ronald Reagan.
Nel marzo scorso, lArma del Genio americana ha concesso a
Kellogg Brown & Root, consociata di Halliburton, un appalto per 7 miliardi di dollari,
da spendersi nellarco di due anni, destinato a soddisfare tutte le esigenze
logistiche e di manutenzione delle forze americane in Iraq. Nello stesso periodo,
lAgenzia americana per lo Sviluppo Internazionale assegnava a Bechtel un appalto
iniziale pari a 34 miliardi e 600 milioni di dollari per la ricostruzione delle centrali e
delle linee elettriche, degli impianti idrici, delle fognature e degli aeroporti. E, nel
giro di diciotto mesi, il conto che verrà presentato al governo ammonterà a 680 milioni
di dollari.
Va da sé che gli appalti in questione non sono stati aggiudicati a
seguito di gare pubbliche, ma di accordi informali gestiti dallamministrazione. E
che i controlli sono virtualmente inesistenti.
Quali che siano stati i cambiamenti dopo l11 settembre, una
cosa è certa: fabbriche di munizioni e affarismo di guerra hanno sostituito i contratti
per lenergia e le telecomunicazioni, di cui Enron e WorldCom sono stati i pionieri
alla fine degli anni Novanta, come il sistema più efficiente di arricchirsi a spese dei
contribuenti, a patto, beninteso, di avere le relazioni che contano. Fermo restando che
definire private le aziende in questione è mera ideologia: fabbricare
munizioni negli Stati Uniti non rientra nelle competenze dellimpresa privata, ma del
socialismo di stato.
La strategia britannica del sepoy
Quando un problema politico diventa economico, si verifica un
avvicendamento di responsabilità con le conseguenze del caso. Un fenomeno, questo, le cui
radici risalgono molto indietro nel tempo, quando gli imperi cercavano di
appaltare limposizione della loro volontà politica. Così, gli inglesi
con i gurkha, i sikh e i sepoy, i francesi con la Legione Straniera, gli olandesi con gli
amboinesi; i russi con i cosacchi; e i giapponesi con i loro eserciti fantoccio in
Manciuria, in Cina, in Indonesia e in Birmania. Sostituire i propri soldati con carne da
cannone locale e fomentare gli scontri tra gruppi etnici o religiosi diversi non di rado
facilitava il controllo della popolazione indigena, riducendone anche i costi.
La strategia del sepoy prevedeva laddestramento di
soldati indigeni da destinare a reggimenti comandati da ufficiali britannici o a
reggimenti dellImpero delle Indie, per lo più costituiti da mercenari sikh e
gurkha, la cui fedeltà alla corona inglese era considerata fuori discussione (la voce
inglese sepoy deriva probabilmente dallurdu uomo a cavallo o
soldato). Ma la rivolta dei sepoy del 1857 la prima guerra
dindipendenza per i nazionalisti indiani
che costrinse la Gran Bretagna a mettere in campo un esercito di 300.000 uomini,
formato per il 96% da soldati indigeni, mette in luce i rischi potenziali di una simile
strategia.
Motivo occasionale della rivolta fu lincidente delle cartucce
del nuovo fucile Enfield, essendosi diffusa la voce che la sostanza impiegata per
impermeabilizzare le cartucce stesse fosse un miscuglio di sego di vacca e di porco, il
primo, animale sacro per gli indù; il secondo, cibo impuro per i musulmani. Per caricare
il fucile era necessario strappare coi denti la parte superiore della cartuccia, e tra i
sepoy non tardò a diffondersi la convinzione che gli inglesi volessero umiliarli,
obbligandoli a violare i loro tabù religiosi. E quando un ufficiale britannico diede
lordine di addentare linvolucro, un soldato indigeno lo uccise.
Scoppiata la rivolta, gli inglesi reagirono con inaudita brutalità.
I sepoy fatti prigionieri furono uccisi sullistante a colpi di baionetta o fucilati
dopo essere stati ricoperti con pelli di vacca o di maiale. Le rappresaglie britanniche
furono durissime e la repressione costò la vita a centinaia di soldati indigeni che
furono impiccati lungo la strada che da Kanpur
porta ad Allahabad. Dopo di che, la Gran Bretagna decise di sopprimere la Compagnia delle
Indie, la cui amministrazione si era servita dei sepoy e dei loro ufficiali, di trasferire
la colonia alla Corona per i successivi novantanni e di affidare le operazioni
militari al suo esercito. Non più unicamente mercanti, gli inglesi divennero in tal modo
la forza di occupazione di un paese ostile.
Gli americani caddero nella medesima tentazione allepoca della
guerra del Vietnam nel 1964. Ai Berretti Verdi, inviati nelle zone montuose a sud del
paese, fu infatti affidato il compito di addestrarne gli abitanti, di etnia diversa da
quella vietnamita, e di organizzarli in un forza di difesa irregolare. Ma il contributo
che questa diede alla guerra fu, in linea di massima, assai modesto e i suoi avamposti
furono annientati dai vietcong ogni qualvolta se ne presentasse loccasione.
In Afghanistan, tra il 1979 e il 1989, fu la cia a equipaggiare i mujaheddin (combattenti per
la libertà) di armi leggere, tra cui i lanciamissili Stinger, per un valore di 2
miliardi di dollari, e a spiegare come usarle contro le forze di occupazione sovietiche.
La fede religiosa, le lealtà politiche o latteggiamento nei confronti
dellOccidente di quanti venivano reclutati, addestrati e armati non rientravano
negli interessi di Washington. Così, sconfitta lUnione Sovietica, gli americani
abbandonarono lAfghanistan al suo destino, e i mujahiddin, quasi tutti
fondamentalisti islamici, si ribellarono agli Stati Uniti. Inoltre, la presenza di
migliaia di soldati americani nellArabia Saudita, dove sorgono due dei luoghi santi
dellIslam, e lappoggio accordato da Washington a Israele non hanno fatto che
accrescerne la rabbia.
Il reclutamento dei militari stranieri
Allindomani dell11 settembre, Washington ha mandato in
Afghanistan agenti della cia carichi di dollari destinati a corrompere le bande armate dei
signori della guerra e a convincerle a riaprire loffensiva che li aveva visti
perdenti con i talebani, con la promessa che laviazione avrebbe dato il suo
appoggio. Rovesciato, con un piccolo aiuto da parte degli americani, il regime dei
talebani, la regione è tornata a essere sfruttata come sempre. E se la propaganda del
Pentagono ha parlato di una vittoria schiacciante in Afghanistan, la verità è che, di
fatto, i leader del regime e di Al Qaeda sono ancora vivi e vegeti e il paese è più che
mai un santuario del terrorismo. Da notare, tra laltro che, a un anno dalla sua
liberazione, la produzione di oppio, controllata dai signori della guerra alleati
dellAmerica, è aumentata di diciotto volte tanto da attestarsi sulle 3.400
tonnellate. Un altro successo per limpresa privata.
Anche laddestramento militare di quei paesi che gravitano
attorno agli Stati Uniti ha delle similitudini con
la strategia del sepoy. Sin dal 1993, quando il corpo mutilato del sergente
Randy Shugart fu ripreso dalle telecamere mentre veniva trascinato per le strade di
Mogadiscio, inducendo il presidente Clinton ad annunciare qualche giorno dopo il ritiro
delle truppe americane da quel paese, il Pentagono ha fatto di tutto per evitare perdite
che avrebbero potuto ritorcersi contro i suoi piani. Da qui visto che la morte di
soldati stranieri non fa notizia la decisione di servirsi di questi ultimi in
operazioni congiunte sotto il comando americano.
Del resto, in un discorso dell11 marzo 2002, il presidente Bush
lo ha fatto chiaramente intendere: Noi non utilizzeremo i nostri soldati per tutte
le battaglie, ma parteciperemo attivamente a preparare altri paesi alle guerre del
futuro.
Soprattutto dopo la fine della Guerra Fredda, lesercito ha
coltivato stretti rapporti con innumerevoli governi e alti gradi militari di quello che si
usava chiamare il Terzo Mondo, con lintento preciso di promuovere programmi di
addestramento militare. Durante gli anni Novanta, infatti, i leader, sia del partito
repubblicano che del partito democratico, avevano maturato la convinzione che questi
contatti fossero più idonei dei tradizionali rapporti economici e diplomatici al
raggiungimento di non pochi obiettivi di politica estera. Tanto è vero che uno dei
programmi deputati allattuazione di questa nuova strategia, vale a dire il Programma
di Educazione e Addestramento Militare Internazionale, che fa capo al Dipartimento di
Stato, a partire dal 1994 è stato fortemente
potenziato. Basti dire che i paesi che hanno accesso a questo programma sono saliti dai 96
del 1990 ai 133 del 2002. Tenendo conto che
nelle Nazioni Unite sono rappresentati 189 paesi, ciò vuol dire che il programma in
questione istruisce militari nel 70% dei paesi del mondo.
I soldati addestrati sono circa 100.000 allanno, in gran parte
ufficiali che a loro volta avranno il compito distruire le truppe. Nel 2001,
lesercito americano ha istruito 15.030 tra ufficiali e soldati nella sola America
Latina. Il Pentagono assolve questo compito o trasferendo gli interessati in uno dei 150
centri militari degli Stati Uniti o inviando istruttori, quasi sempre appartenenti alle
Forze Speciali dellEsercito, nei paesi stessi.
La guerra al terrore non ha fatto che accelerare questo
tipo di programmi, che in molti casi hanno sostituito la guerra alla droga,
con la giustificazione che, dal punto di vista pedagogico, non cè differenza: anche
in questo caso, sono i valori americani a essere difesi, sostiene Washington. Ma non solo.
Gli stretti contatti tra istruttori militari americani e ufficiali e soldati stranieri,
per esempio, avvantaggiano gli Stati Uniti nella compravendita di armi. È la Defense
Security Cooperation Agency, guidata da un tenente generale e parte integrante del
Dipartimento della Difesa, a gestire il Programma di vendita di equipaggiamenti militari
allestero, che è poi il metodo preferito dal governo per vendere a governi
stranieri armi di difesa, naturalmente acquistate nelle fabbriche americane. Vendite che
nel 2001 sono aumentate del 10%, superando i mille miliardi di dollari.
Dal 1991, è il Pentagono il più grande intermediario nella
compravendita di munizioni a livello mondiale. Tra il 1997 e il 2001, infatti, ha
esportato armi per un valore di 57 miliardi e 800 milioni di dollari: valore tre volte
superiore a quello delle armi esportate dalla Gran Bretagna, seconda dopo gli Stati Uniti.
Il paradiso delle multinazionali
La strategia del sepoy è utile e, qualche volta,
redditizia, ma il denaro, quello vero, bisogna andare a cercarlo negli appalti pubblici.
Oggi, per fare soldi, non cè niente di meglio degli appalti militari. Tra le
principali imprese appaltatrici figurano Vinnell Corporation di Fairfax, in Virginia, che
il 2 luglio si è vista assegnare 48 milioni di dollari per addestrare il nuovo esercito
iracheno; Military Professional Resources, Inc. (meglio conosciuta con lacronimo
MPRI), con sede ad Alexandria, di cui è titolare L-3 Communications; Kellogg Brown &
Root, lazienda texana che, molto prima della fusione con Kellog, ha foraggiato la
carriera politica di Lyndon Johnson e, oggi, è consociata di Halliburton Corporation;
DynCorp, con sede a Reston, Virginia, salita agli onori della cronaca alla fine degli anni
Novanta, quando venne fuori che alcuni dei suoi dipendenti in Bosnia sequestravano ragazze
minorenni per poi venderle in altri paesi europei; Science Application International
Corporation, i cui cinque alti dirigenti nel 2001 hanno intascato stipendi che si
aggiravano tra gli 825.000 e il miliardo e 800 milioni di dollari e sono riusciti ad
accumulare diritti di opzione per un valore di 1 miliardo e 500 milioni ciascuno. E
ancora: bdm International di Fairfax; Armor Holdings, Inc. di Jacksonville, Florida; Cubic
Applications, Inc. di Lacey, Wa-shington; dfi International (in origine Defense Forecasts,
Inc.) di Washington d.c.; e International Charter Incorporated dellOregon.
Tutte grandi organizzazioni, beninteso. DynCorp con 23.000
dipendenti, Cubic con circa 4.5000 e mpri con un organico di 700 persone a tempo pieno,
completato da una lista di 10.000 ex dipendenti a disposizione per lassegnazione di
appalti. Secondo Deborah Avant, docente della Elliot School of International Affairs
presso la George Washington University ed esperta della materia, le entrate di queste
organizzazioni militari private, che nel 1990 avevano toccato i 55 miliardi e 600 milioni
di dollari, saliranno a 202 miliardi nel 2010, decretando per questa industria una delle
crescite più rapide registrate negli Stati Uniti. Queste organizzazioni dispongono
naturalmente di un proprio gruppo commerciale, lAssociazione Internazionale per le
Operazioni di Pace ragione sociale che George Orwell non avrebbe mancato di
apprezzare.
Vinnell Corporation, consociata di Northrop Grumman e fondata da
ufficiali americani in pensione, dal 1975 ha il mandato di addestrare la Guardia Nazionale
dellArabia Saudita, una forza di 100.000 uomini che ha il compito di proteggere la
monarchia e di contrastare eventuali minacce da parte dellesercito regolare. Il 12
maggio scorso a Riyad, i terroristi di Al-Qaeda hanno fatto saltare in aria 3 residence
che ospitavano stranieri, uccidendo trentaquattro persone, tra cui otto americani. Uno
degli obiettivi principali era ledificio che ospitava circa settanta dipendenti di
Vinnell. Nel corso degli anni, questa organizzazione ha costruito, gestito, fornito
lorganico ed elaborato teorie per conto di cinque accademie militari saudite, di
sette poligoni e di un sistema sanitario gestito dallo stato, senza tralasciare di
addestrare ed equipaggiare quattro unità motorizzate e cinque unità di fanteria.
LArabia Saudita, in cambio, ha versato centinaia di milioni di dollari alle
principali organizzazioni di difesa per equipaggiare le sue unità, entrate brevemente in
azione allepoca della prima guerra del Golfo per strappare agli iracheni la città
saudita di Khafji, che sorge al confine del Kuwait.
DynCorp è stata invece assoldata per garantire la sicurezza
personale di Hamid Garzai, presidente dellAfghanistan, e si occuperà
delladdestramento dellesercito afghano una volta che i Berretti Verdi avranno
lasciato il paese. La società ha avuto anche il compito di addestrare la
polizia di Haiti dopo lintervento militare degli Stati Uniti nel 1994. E
nellanno in corso si è aggiudicata lappalto per fornire un migliaio di
consulenti con lobiettivo di creare in Iraq un dipartimento di polizia, un ramo
giudiziario e un sistema carcerario.
Nel corso degli anni Novanta, il Pentagono ha cominciato ad appaltare
qualsiasi tipo di servizio, salvo quello di sparare colpi di fucile o di sganciare bombe.
Il risultato di questa inclinazione ad assegnare appalti che, oltre ai costi realmente
sostenuti dallappaltatore, prevedono anche un margine di utile prestabilito, è
stata la proliferazione di organizzazioni cosiddette di sostegno che, garantendo lavori di
costruzione e di manutenzione e sicurezza,
hanno decretato la scomparsa del soldato che fa il suo turno di guardia e pulisce le
latrine.
Camp Bondsteel, nei Balcani, costruito e gestito da Kellogg Brown
& Root, è lesempio paradigmatico di questa nuova realtà. Subito dopo la
campagna di bombardamenti contro la Iugoslavia, nel giugno 1999, gli Stati Uniti
confiscarono un terreno agricolo nei pressi di Urosevac, nel Kosovo sud-orientale, in
prossimità del confine macedone. Costruita in meno di quattro mesi, Camp Bondsteel è la
base più grande e più costosa realizzata dopo la guerra del Vietnam, con uno
stanziamento di circa 36 miliardi e 600 milioni di dollari e costi di gestione che si
aggirano sui 180 milioni di dollari annui.
Kellogg Brown & Root provvede alla manutenzione degli alloggi,
alla preparazione dei pasti, alle pulizie, al trasporto di tutti i rifornimenti e al
funzionamento degli impianti idrici e fognari. Con un organico composto da circa un
migliaio di ex militari americani e 7.000 albanesi, la società distribuisce circa 500
galloni di acqua al giorno, fornisce energia elettrica sufficiente a una città di 25.000
abitanti, lava 1.200 sacchi di biancheria, prepara e serve 18.000 pasti al giorno. Il
sovraffollamento della base è tale da richiedere la continua pulizia degli uffici e delle
latrine. Tutto è organizzato fin nei minimi particolari, salvo una piccola dimenticanza:
un adesivo sulle tenute di lavoro col nome dello sponsor Brown & Root. La
società fornisce servizi più o meno simili nelle basi in Kuwait, in Turchia e
nellUzbekistan.
Camp Bondsteeel è un luogo sinistro, circondato da una berma in
calcestruzzo alta due metri e mezzo e da torri di guardia. Completamente privo di alberi,
tagliati per lasciar posto a campi aperti per le esercitazioni di tiro. Dominato da una
selva di antenne e di elicotteri pronti a decollare, si stenta a credere che sia sorto
unicamente per adempiere alla missione di mantenimento della pace nella Serbia
meridionale, missione che, stando alle dichiarazioni di Clinton, sarebbe durata non più
di sei mesi e che George Bush, nel corso della campagna elettorale, aveva affermato di
voler revocare.
Si dà il caso, però, che il campo sorga lungo il percorso
delloleodotto che dovrebbe attraversare i Balcani, il cosiddetto ambo (Oleodotto
albanese-macedone-bulgaro). Un progetto del costo di 1 miliardo e 300 milioni di dollari
che, una volta realizzato, consentirà di convogliare il petrolio del bacino del mar
Caspio, trasportato da navi cisterna da un terminal in Georgia fino al porto bulgaro di Burgas, in un oleodotto
che attraverserebbe la Macedonia fino al porto di Vlore, sullAdriatico. Da qui,
altri navi cisterna ne assicurerebbero il trasporto in Europa e negli Stati Uniti,
aggirando in tal modo lo stretto del Bosforo, che attualmente è lunica rotta
possibile ma che, tuttavia, consente il passaggio a navi cisterna che non superino le
160.000 tonnellate. La prima analisi di fattibilità, affidata a Brown & Root, risale
al 1996, ma è stata aggiornata nel 2000. Di qui, la sensazione che Bondsteel sia un campo
base di quella che James K. Galbraith, politologo dellUniversità del Texas,
definisce una struttura petrolifera militare, di cui Dick Cheney è
sicuramente uno dei padrini.
Gli affari di Dick Cheney
Allepoca in cui Brown & Root iniziò a fornire
servizi logistici allesercito, Cheney era segretario alla difesa. Lidea fu
sua. Nel 1992, il Pentagono, dietro un compenso di 3 miliardi e 900 milioni di dollari,
affidò alla società in questione unanalisi di fattibilità, che sarebbe stata
segretata, sulla possibilità di appaltare la realizzazione di strutture logistiche a
privati, sollevando le truppe da questo tipo dincombenza. Alla cifra di cui sopra,
si sarebbero aggiunti altri 5 milioni di dollari per consentire alla società di
realizzare il suo progetto un contratto di appalto della durata di 5 anni per la
realizzazione di strutture logistiche in collaborazione con i militari americani in paesi
come lo Zaire, Haiti, la Somalia, il Kosovo, i Balcani e lArabia Saudita.
Dopo linsediamento di Cheney alla guida di Halliburton, nel
1995, Brown & Roots si vide assegnare dal governo contratti di appalto per un valore
pressoché doppio rispetto a quelli ottenuti nei cinque anni precedenti alla sua nomina.
Alla fine degli anni Novanta, fu Halliburton a ricostruire gli impianti iracheni per
lestrazione del petrolio per una cifra pari a circa 23 miliardi e ottocento milioni
di dollari impianti alla cui distruzione lo stesso Cheney, segretario alla difesa
allepoca della prima guerra del Golfo, aveva dato un valido contributo.
Da Halliburton, Cheney aveva portato molti dei suoi colleghi del
Pentagono. Dave Gribbin, ex capo del personale, si sarebbe incaricato dellattività
di lobbying per conto della società, mentre lammiraglio Joe Lopez, ex comandante
della Sesta Flotta, sarebbe stato insediato alla Kellogg Brown & Root in qualità di
vicepresidente per i rapporti con il governo. Durante il suo mandato come capo di
Halliburton, la società passò dal settantreesimo al diciottesimo posto nella lista delle
principali imprese dappalto del Pentagono, aumentando il numero dei contratti del
91%. Nel frattempo, anche il numero delle consociate nate nei paradisi fiscali
allestero si moltiplicava, passando da nove a quarantaquattro. Ma cè di più:
la società che nel 1998 aveva pagato imposte per 302 milioni di dollari, nel 1999 se
nè visti rimborsare 85. Il 16 agosto 2000, Cheney rassegnava le dimissioni per
correre come vicepresidente, senza tuttavia interrompere i rapporti con la società.
Stando alla Casa Bianca, nel 2000 il nostro avrebbe incassato un reddito lordo rivalutato
pari a 36.086.635 dollari, di cui 4.333.5000 da Halliburton, a titolo di dividendi e
compensi differiti. Ma attenzione: stiamo
parlando di un comunicato stampa della Casa Bianca, non delleffettiva denuncia dei
redditi di Cheney, il quale, da vicepresidente, continua a ricevere da Halliburton somme
superiori ai 150.000 dollari annui a titolo di compensi differiti.
Quando, nel 1796, George Washington ammoniva che
lespansione eccessiva delle strutture militari è funesta per la
libertà, sapeva ciò che diceva: il suo timore era che gli Stati Uniti potessero
sviluppare un apparato statale simile a quello delle autocrazie europee, in grado di
mettere in crisi lordine costituzionale. E di fatti, la Dichiarazione
dIndipendenza accusava la monarchia inglese di avere brigato al fine di
rendere lEsercito più importante dello Stato e indipendente dallo stesso,
mentre il Primo Congresso Continentale condannava limpiego dellesercito per
disciplinare lesazione delle imposte. Orientamenti che nel giro di centanni
sarebbero stati tuttavia abbandonati.
Con la guerra ispano americana, il governo aveva cominciato a
costruire una macchina militare che, alla fine del ventesimo secolo, appariva ormai
invincibile. E oggi, nonostante i moniti di Washington e di Eisenhower, è pacifico che il
complesso dellindustria militare sia per gli alti gradi dellesercito il luogo
ideale in cui ritirarsi, così comè pacifico che per i dirigenti del
dipartimento della difesa il Pentagono abbia in serbo incarichi di rilievo. Una
circolazione delle elite che interferisce con la possibilità del Congresso di
esercitare un controllo sullindustria o sullesercito, con il risultato di
rendere pressoché impossibile rispondere sia
del denaro pubblico speso sia delle azioni militari intraprese.
I 186.000 uomini che componevano lesercito regolare americano
alla vigilia della Seconda guerra mondiale sono ormai un pallido ricordo. Oggi, le
strutture militari del tempo di pace, forti di un miliardo e 400.000 effettivi
e finanziate da un bilancio più cospicuo della maggior parte dei bilanci nazionali, sono
costituite da uomini e donne che vivono in un mondo isolato e autosufficiente che collega
avamposti dislocati dalla Groenlandia allAustralia.
In Iraq, il Pentagono ha spiegato 250.000 uomini, mentre diverse
migliaia di soldati sono impegnati in scaramucce quotidiane in Afghanistan, un numero
incalcolabile di marinai si trovano a bordo di navi che incrociano nelle acque al largo
della Corea del Nord, alcune migliaia di marines sono stati inviati nelle Filippine
meridionali per affiancare le forze locali nella lotta al movimento separatista islamico,
e diverse centinaia di consulenti sono coinvolti in quella che un giorno in
Colombia (e forse in altri luoghi della regione andina) potrebbe diventare una rivolta
stile Vietnam. I nostri militari sono presenti in 120 dei 189 paesi membri delle Nazioni
Unite, e in venticinque di questi la loro presenza è massiccia. E abbiamo siglato
trattati militari e accordi di sicurezza vincolanti con almeno trentasei paesi.
Una strategia che ha i suoi costi, mentre gli Stati Uniti sono a
corto di denaro. Ai costi della prima guerra del Golfo 61 miliardi circa
Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Germania, Giappone e Corea del Sud avevano
partecipato con una cifra pari a 53 miliardi, coprendo cioè oltre l80% del totale,
e riducendo il contributo degli Stati Uniti alla cifra ridicola di 7 miliardi. Di 13
miliardi, il contributo del solo Giappone. Ma la cosa non è destinata a ripetersi. Il
mondo intero è virtualmente daccordo che, se lunica superpotenza rimasta
intende andare a caccia di guerre preventive, può farlo tranquillamente a sue spese.
LUfficio Bilancio del Congresso prevede per il prossimo anno un disavanzo federale
di 480 miliardi di dollari, che nel giro di dieci anni toccherà i mille miliardi e
quattrocento milioni, che andranno a aggiungersi al debito di seimila miliardi e
quattrocento milioni del febbraio 2003.
Più guerre, più affari
Che le forze armate americana abbiano ormai raggiunto dimensioni più
che ragguardevoli è fuori di dubbio, come lo è il fatto che per finanziarle ci stiamo
indebitando fino al collo. Eppure il denaro continua a girare. Stando alle proiezioni
della Casa Bianca, tradizionalmente al ribasso, lAmministrazione Bush prevede,
qualora venga rieletta, che la cifra stanziata per la difesa nel corso dei due mandati
sarà, tenuto conto dellinflazione, di 3 mila miliardi e 200 milioni una
cifra superiore di circa 500 miliardi a quella stanziata dallAmministrazione Clinton
nei suoi due mandati. Se si pensa che tra il 1941 e il 1948 gli Stati Uniti spesero per la
difesa 3 mila miliardi e 100 milioni di dollari, si può tranquillamente concludere che,
in moneta reale, la guerra al terrore costerà di più della Seconda guerra
mondiale.
Niente di tutto ciò ha a che vedere con limpresa privata o
come altro vogliamo chiamarla. Eliminata la rigidità del mercato, non
rimangono che i profitti. Lockheed Martin Corporation, la prima fabbrica di munizioni
degli Stati Uniti, ha svolto dietro le quinte un ruolo importante in termini di sostegno
alla guerra di Bush allIraq. Nel 2002, Bruce Jackson, ex vicepresidente della
società, è diventato presidente di una organizzazione di lobbying privata,
il Comitato per la Liberazione dellIraq, tra i cui membri fondatori figurano George
Shultz e John McCain. Nellanno fiscale 2002, Lockheed Martin ha sottoscritto con il
Pentagono contratti per la cifra di 17 miliardi di dollari 14 miliardi e 700
milioni erano già stati incassati nel 2001 più allincirca 2 miliardi
versati dal Dipartimento dellenergia per la progettazione di armi nucleari.
Nellanno che ha preceduto la guerra, i profitti della società sono aumentati del
36%.
Questo è il futuro: quando la guerra diventa la scelta più
redditizia, non possiamo che aspettarcene altre.
Traduzione di Elisabetta Rispoli
CHALMERS JOHNSON, Gli ultimi giorni dellimpero americano, Garzanti Libri, 2003
ANATOL LIEVEN, LAmerica delle lobbies, Lettera Internazionale 75, 2003
TODD GITLIN, Un imperialismo miope, Lettera Internazionale 76, 2003
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