|
|
Lettera Internazionale è partner di
|
|
Lettera Internazionale è socio CRIC
|
|
Collaboriamo con:
|
|
 |
|
 |
| |
Miei cari amici, per ragioni evidenti, un
certo greco di Alicarnasso, di nome Erodoto, non può essere oggi tra noi. Costui visse
circa duemila e cinquecento anni fa, ma sono rimaste le Storie, opera celeberrima e destrema
attualità che tuttora continua a suscitare interminabili discussioni tra gli storici in
merito a cosa davvero succedesse in Grecia a quei tempi e alla compatibilità dei fatti e
degli avvenimenti narrati con la realtà storica.
Personalmente ho letto numerose volte
questo libro e ho attraversato interi continenti in sua compagnia, perché, a mio avviso,
esso rappresenta un esempio perfetto di reportage. Proprio così: secondo me,
Erodoto nostro signore e maestro è il primo reporter della storia, il
precursore di un genere letterario particolare che, da allora, ha continuato a svilupparsi
in maniera sorprendente e raffinata.
Unesplorazione estenuante
Ma qual è la vera origine del
reportage?
Le sue fonti principali sono tre e la
prima è sicuramente costituita dal viaggio.
Il viaggio, non nel senso del disimpegno
di tipo ludico o turistico, bensì nel senso di unesplorazione estenuante e
faticosa, che presuppone preparazione e ricerche così dettagliate da permettere già in
situ di raccogliere materiale significativo dallinsieme disperso delle osservazioni,
delle conversazioni e dei documenti. Questo fu il metodo principale adottato da Erodoto.
A quel tempo, la Terra era concepita come
un disco piatto, circondato da un fiume enorme, lOceano. Obiettivo di Erodoto fu
quello di percorrere quel disco in tutta la sua estensione e, per molti anni, infatti,
egli viaggiò da un estremo allaltro del mondo allora noto: dallEgitto alla
Libia, dalla Persia a Babilonia, dal Mar Nero fino alla Sarmazia.
Erodoto non fu tuttavia solo il primo
reporter, ma anche il primo teorico della globalità. Egli comprese
chiaramente quanto numerose potessero essere le culture e le civiltà contemporaneamente
presenti nel mondo e si impegnò a conoscerle tutte a fondo. Perché? Secondo le sue
stesse parole, è possibile apprezzare a fondo la propria cultura solo quando si
apprezzano altrettanto bene anche le altre. La cultura di appartenenza può rivelarsi in
tutta la sua profondità e originalità solo dopo essersi riflessa nelle culture estranee
che, come in un gioco di specchi, proiettano una luce chiara e penetrante, grazie alla
quale si può meglio comprendere anche la propria.
Ma che cosa è davvero riuscito a
conseguire Erodoto, grazie al metodo comparativo del confronto e della riflessione
speculare? Ebbene, Erodoto ha insegnato ai propri compatrioti la sobrietà, ha frenato la
loro presunzione, il loro sentimento di superiorità e di arroganza nei confronti di
coloro che non erano Greci e di tutti coloro che erano semplicemente diversi. Credete
che i Greci abbiano inventato gli Dei? Niente affatto. In realtà li hanno semplicemente
ereditati dagli Egiziani. Credete che la vostra organizzazione statale sia la migliore? I
persiani hanno un sistema di trasporti e di comunicazioni molto più avanzato. Con
lo strumento del reportage, Erodoto ha insomma fondato le premesse centrali delletica
greca: discrezione, senso della proporzione e della moderazione.
Il rispetto verso tutti i popoli
Una seconda fonte di alimento per questo
genere letterario è, oltre al viaggio, luomo stesso o, meglio, tanto quegli uomini
che si incontrano occasionalmente lungo il cammino, quanto quelli che si desidera
conoscere affinché ci trasmettano le loro conoscenze, le loro storie e le loro opinioni.
A questo riguardo, Erodoto sembra essere
stato un maître extraordinaire. Infatti, a giudicare da cosa scrisse, da chi
incontrò e da come discusse con costoro, è verosimile che sia stato un uomo aperto nei
confronti degli altri, in grado di stabilire rapidamente contatti con gli estranei,
curioso nei confronti del mondo e stimolato da uninsaziabile ansia di conoscenza.
Possiamo intuire come egli si comportasse, come parlasse, ascoltasse e cosa domandasse.
Egli prestava massima attenzione alle pulsioni e alle particolarità di ogni cultura
aliena. La sua attitudine denota perciò quello che per un reporter si rivela essere di
importanza cruciale: rispetto nei confronti del prossimo, della sua dignità e dei suoi
meriti.
Erodoto era conscio delle lacune della
memoria umana e si rese altrettanto conto di quanto i suoi interlocutori spesso
divergessero luno dallaltro e fornissero versioni contrastanti degli stessi
eventi. Nel tentativo di rimanere neutrale e obiettivo, egli cercò scrupolosamente di
offrire al lettore la possibilità di formarsi una propria opinione rispetto alle
differenti versioni delle stesse storie. Questo tentativo contribuì a rendere le sue
descrizioni multidimensionali, ricche, vivide e, al tempo stesso, facili da intendere.
Erodoto fu un reporter instancabile. Non temeva di dover percorrere anche centinaia di
chilometri per mare, a cavallo o semplicemente a piedi, pur di ascoltare una versione
inedita di un avvenimento della storia passata.
Indipendentemente dal prezzo da pagare,
egli era perennemente alla ricerca di nuove conoscenze e di un sapere autentico che si
avvicinasse il più possibile alla verità dei fatti. Solo i più grandi reporter possono
vantarsi di tale scrupolosità nei confronti delle nostre parole e delle nostre azioni.
Il messaggio di Aristotele
La terza fonte del reportage è quella che
mi piace definire come il compito a casa del reporter, ossia quello di
studiare con attenzione tutto ciò che è stato scritto ed è sopravvissuto in forma di
testo, iscrizione o simbolo grafico in merito al tema di cui ci si occupa. Sotto questo
punto di vista, Erodoto ci ha insegnato come svolgere una ricerca e con quale
scrupolosità sia necessario procedere. Al suo tempo, la quantità del materiale a cui si
poteva ricorrere era significativamente inferiore rispetto a quella di cui disponiamo noi
oggi. Tutto ciò che poteva contribuire a dare ulteriori spiegazioni assumeva un estremo
valore.
Naturalmente egli conosceva Omero ed
Esiodo, i poeti e i drammaturghi. Sapeva decifrare le iscrizioni sui muri dei templi e
sulle cinta murarie delle città. Ai suoi occhi, tutto quanto poteva offrire nuove
informazioni o svelare nuovi significati era di estrema utilità. Con il suo esempio,
Erodoto ha dimostrato che un reporter deve essere un osservatore meticoloso, attento anche
nei confronti dei dettagli apparentemente più insignificanti e banali, giacché questi,
in un secondo momento, possono rivelarsi elementi di massima importanza.
Tutti gli uomini anelano per natura
alla conoscenza. Suona così la frase con la quale Aristotele solo di poco
più giovane di Erodoto inizia la sua Metafisica. A breve distanza, lo
Stagirita aggiunge tuttavia che spetterebbe allocchio il compito principale,
giacché è proprio attraverso locchio che si riescono a cogliere a fondo le
differenze. Naturalmente sappiano bene quanto sia importante locchio del reporter
per la registrazione acuta di ciò che sembra invisibile e per la sottolineatura degli
aspetti più significativi di un fenomeno. Purtroppo però colui che intende cogliere il
cuore di un fenomeno o di un episodio, normalmente, deve essere presente sul luogo.
E per arrivare, deve intraprendere un
viaggio. Proprio questi viaggi e la presenza obbligata sul luogo dellaccaduto
permisero a Erodoto di scrivere quei meravigliosi reportage che, da duemila e cinquecento
anni, continuiamo a leggere con inesausta passione.
Il reportage nasce da ciò che Aristotele
chiamava la passione per la conoscenza. Tale ansia include con eguale misura
tanto la passione dei reporter quanto laspettativa dei fruitori, lettori o
spettatori che siano. Il reporter, spinto dalla propria passione per la conoscenza,
raggiunge la curiosità dei suoi lettori e compie metà percorso verso la passione
conoscitiva propria di questultimi.
Larte del reportage
letterario
Giunti a questo punto, dobbiamo cercare
una risposta alla questione del perché, ai giorni nostri, un buon reportage sia ancora
tanto apprezzato? Verosimilmente ciò dipende dal fatto che lessere umano vive in un
mondo di simulacri, in un mondo di illusioni e di apparenze prodotto dai mezzi di
comunicazione. Istintivamente, egli percepisce di essere blandito con falsità, ipocrisia
e attraverso artifici e manipolazioni virtuali. Per tali ragioni, egli ricerca qualcosa
che contenga il potere di un documento, la verità, la semplice e nuda realtà.
Io ho percepito questo profondo bisogno
sulla base dellesperienza del confronto con i miei lettori. Quando racconto unavventura
capitata durante uno dei miei viaggi, non manca mai qualcuno che mi interrompa con la
domanda: Ma è veramente andata così?. Non appena assicuro di essere stato
davvero presente, un fremito di sollievo percorre il pubblico e, allora, si diffonde unatmosfera
di serenità e di fiducia reciproca. Finalmente prendono anchessi parte a qualcosa
di vero: colui che fu testimone ed è stato personalmente presente è dinnanzi a loro.
Ma cosè allora un reportage
letterario? Come definirlo e come descriverlo? La risposta a tali domande non risulta
semplice, perché viviamo in unepoca particolare che Clifford Geertz ha definito di
generi sfumanti. Si tratta di qualcosa assolutamente nuovo al quale,
frettolosamente, si potrebbero abbinare le parole dellantropologo: Il nuovo è
difficile da classificare per definizione.
Durante i lunghi i anni nei quali fui
attivo presso numerosi paesi del Terzo mondo in qualità di corrispondente, mi tormentò
uninsoddisfazione relativa alla sostanziale insufficienza del linguaggio della
stampa rispetto alla molteplice, varia, colorita, spesso indefinibile realtà delle
culture, delle tradizioni o delle religioni estranee. Il linguaggio quotidianamente usato
dai mezzi di comunicazione è povero, stereotipato, ridotto a semplici formule e, perciò,
nel caso di tutte quelle realtà al di là del descrivibile e non semplicemente
comunicabili attraverso forme stilizzate, apre
enormi lacune.
Come possiamo dunque uscire da questo
vicolo cieco del disagio e dellincompletezza?
Ho fatto miei gli spunti di scrittori come
Truman Capote, Norman Mailer o Gabriel García Marquez, la cui letteratura è riuscita a
colmare il divario tra finzione e descrizione giornalistica. Costoro hanno coniato il
concetto di New Journalism o Nuevo Periodismo, con il quale si
riferirono a un modo di scrivere che permetterebbe di descrivere esperienze autentiche
attraverso una forma espressiva che ammette le opinioni personali e le reazioni dellautore
per così dire come ulteriori tocchi di colore oppure commenti o brevi
passaggi di tipo letterario, redatti alla maniera di un romanzo. Questa combinazione
creativa di due forme differenti di comunicazione e descrizione costituisce larte
del reportage letterario.
Per suo tramite si inaugurò una generosa
e piacevole confusione dei generi che, anche in relazione al progresso della
scienza e della tecnologia, ha enormemente arricchito e raffinato la nostra capacità di
rappresentazione del mondo.
Al tempo stesso, però, questa immagine,
è sempre più difficile da abbracciare unicamente attraverso lo strumento linguistico. Ne
ho fatto personalmente esperienza, allorché scrissi la Febbre africana. Come si
può descrivere la giungla con il linguaggio proprio delle pubblicazioni giornalistiche?
È semplicemente impossibile. In questo caso specifico, è necessario ricorrere ai tesori
delle belle lettere e alla loro enorme varietà di espressione. Daltra parte la
letteratura ai giorni nostri si appropria costantemente del linguaggio del reportage. Si
pensi anche solo a quanti reporters si sono convertiti in protagonisti di romanzi e a
quanti passaggi e quanti dialoghi, consacrati come classici, sono stati scritti con lo
stile del reportage.
Nelle nostre società multietniche, gli
individui appartenenti ad altre culture esigono di essere trattati come nostri pari,
pretendono lo stesso rispetto e la stessa dignità che desideriamo per noi. È un dato
accertato ormai da molto tempo che non esistano culture dominanti e culture secondarie,
giacché le differenze sono unicamente il risultato delle rispettive situazioni
geografiche e delle circostanze storiche.
La difficile comunicazione con le
altre culture
Disgraziatamente conosciamo molto poco
delle altre culture e, anziché attraverso lo strumento dello studio, ci accontentiamo di
semplici e falsi stereotipi. Erodoto era ben consapevole di questo. Egli capì che la
comprensione è possibile solo mediante la conoscenza reciproca, che è anche lunica
via verso la pace e larmonia, la comunicazione e la collaborazione. Con questo
insieme di premesse, il reporter si lancia in un gorgo di attività: viaggiare,
investigare, annotare, spiegare perché alcuni si comportano differentemente rispetto ad
altri, dimostrare che queste forme differenti dellesistente e di comprensione del
mondo contengono una logica propria, che sono tutte egualmente legittime e devono essere
accettate anziché essere aggredite e combattute.
Con ciò è palese quale sia diventata la
responsabilità dei nostri reporters. Quando noi esercitiamo il nostro mestiere, non siamo
solo uomini e donne di lettere, ma qualcosa di simile ai missionari, ai traduttori e agli
ambasciatori. Ed è certo che noi non traduciamo semplicemente da una lingua a unaltra,
bensì da una cultura a unaltra, affinché entrambe possano meglio comprendersi e
possano convivere, anche strettamente, ma in maniera pacifica. La forma con la quale un
reporter descrive la Cina, eserciterà verosimilmente una certa influenza sullatteggiamento
dei suoi lettori nei confronti della Cina e dei Cinesi. Lo stesso vale per tutti gli altri
temi. Per questa ragione non dovremmo mai dimenticare le conseguenze in termini umani dei
nostri reportage.
Gentili signore e signori, non solo si
percepisce lassenza di Erodoto tra noi, ma anche quella della forza trascinante di
un grande reporter moderno, ossia di un uomo che spesso, lungo il viale dei Tigli di
Berlino, si è seduto nel suo caffè preferito sto parlando di Egon Erwin Kisch.
Come sarebbe stato entusiasta di questa
cerimonia internazionale in omaggio allarte del reportage, resa possibile grazie a Lettre
International, edizione tedesca. Egli fu un appassionato cultore di questo genere e
scrisse molti libri, tra i quali anche una magnifica antologia intitolata Il giornalismo
classico che, pubblicata a Berlino nel 1923, includeva numerosi esempi di reportage: dalle
opere di Plinio il Giovane ai lavori di Charles Dickens, Émile Zola o di Henry M.
Stanley.
Kisch ha più volte sottolineato che il
nostro mestiere richiede passione, curiosità nei confronti del mondo e delle sue genti,
meticolosità, dedizione, nonché uninsaziabile ansia di conoscenza. E precisamente
ognuna di queste qualità erano anche caratteristiche di Erodoto.
Unesperienza africana
Certamente le Storie di Erodoto
svolsero un ruolo particolare nel corso di un avvenimento che mi capitò molti anni fa.
Nel 1964, in Ghana fu compiuto un colpo di Stato. Lesercito ribelle depose il
presidente del paese, Kwame Nkrumah. In quel momento, mi trovavo in Nigeria, ma, non
appena appresi la notizia, saltai in macchina e mi diressi verso il Ghana. Riuscii ad
attraversare la frontiera senza incontrare alcun ostacolo, ma, a breve distanza da Accra,
fui fermato da una pattuglia di militari. I soldati perquisirono i miei bagagli e uno di
loro scoprì le Storie di Erodoto e Assassinio sullOrient Express
di Agata Christie.
Oggi, non saprei dire se, per caso, dipese
dal fatto che il volume di Erodoto sembrasse troppo difficile o dal fatto che trovassero
più affascinante il titolo Assassinio sullOrient Express, ma in ogni modo,
dopo un breve indugio, confiscarono il romanzo della Christie, attratti forse anche dalla
sgargiante copertina. Sospirai alleggerito. Erodoto poteva rimanere con me.
Traduzione di Federico Trocini
Testo della conferenza inaugurale
per la serata di premiazione dello Lettre Ulysses Award for the Art of Reportage
Berlino 2003, organizzata da Lettre International, edizione tedesca
|