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In verità, fu un destino
meraviglioso quello della giovane Bilqis, regina di Saba. E la contrada in cui visse e
regnò, la contrada di Saba, nellArabia Felix, ha la fortuna di essere per noi, con
le sue due brevi sillabe musicali, più di una mera realtà geografica, perché è
diventata un paese di sogno e di incanto.
Questa terra leggendaria ha lasciato dietro di sé, nel corso dei secoli, un tale solco di
luce e di poesia, che essa rimane miracolosamente lunico luogo del pianeta di cui la
Bibbia e il Vangelo abbiano parlato con ammirazione.
E noi, a nostra volta, ammiriamo il fatto che questa Regina antica ci abbia lasciato in
eredità e come unico tesoro soltanto la Virtù di un Nome, e che questo Nome prestigioso
viva da tanto tempo e susciti sempre in noi la figura forse più esaltante della Bellezza.
Perché la virtù di un Nome come quello non è soltanto una magia, ma unentità
più indistruttibile dei monumenti di granito che ci ha lasciato la più lungimirante
antichità. E questa magica virtù di un Nome
è efficace perché appartiene al territorio senza armatura, senza scheletro, senza carne
e senza ossa della Spiritualità.
Si racconta dunque che, nellantichità
del tempo e nel passato delle epoche e dellattimo per parlare come parlano
gli anziani viveva, nella terra felice di Saba, nel paese dello Yemen, una regina
bambina, figlia di re, il cui nome benedetto era Bilqis, che gli yemeniti pronunciavano
Balkama.
Era una vergine adolescente la cui vita era meraviglie e stupori. Fiore tra i fiori dArabia,
era ornata di Bellezza dal Creatore della Bellezza, profumata dalla sua propria essenza e
dallambra pura della sua natura.
Sul suo volto magico risplendevano due lunghi occhi bianchi e neri, con oro e diamanti. E
in quegli occhi di antilope, il nero mangiava il bianco, allombra dei pugnali
ricurvi delle ciglia. E locchio stesso era così allungato da apparire sempre di
fronte, anche quando era di profilo.
E questa bambina miracolosa respirava e regnava, candida, frigida ancora e languida. E,
perla inviolata, ella si isolava nello splendore della sua carne intatta e nel mistero del
suo intimo turbamento.
Quella notte era la Notte del Destino di cui parla il Corano, notte più preziosa di mille
anni.
Perché ecco che sulla terrazza più alta del palazzo, si udì la voce che taceva dalla
nascita di Bilqis.
Era la voce del Lettore degli Astri che cantava: Oh Bilqis, viso dambra, oh
sovrana! La stella Canopo, che sorge nel cielo occidentale, viene a dormire nel nostro
cielo.
Egli è seduto. Chi è seduto? Diadema e corona, scettro in mano, barba ondulata,
tutto doro
È grande nel pensiero, in magnificenza e in
gloria, il più bello tra gli umani, re dei geni e degli umani, degli animali e degli
uccelli, dei quattro venti e dei quattro orizzonti.
E Bilqis, dal fondo del suo terzo appartamento, che era
come un tulipano, la udì. E, languida, sorrise. Ma, frigida ancora, si rannicchiò; e,
candida, si addormentò. Fino allarrivo della sua vecchia nutrice Sarahil.
Ma qualcuno, dal fondo del suo regno lontano, sul letto del suo trono, non dormiva, ed era
il giovane re Solimano, il padrone dei Geni, degli Uccelli, dei Quattro Venti e dei
Quattro Orizzonti. Era scosso dal tumulto del suo cuore, pensando alla principessa di
Saba. E siccome per tutta la notte non riuscì a chiudere occhio, tormentò il Sigillo
talismanico che aveva al dito.
E subito il Capo dei Djinni e degli Ifrit si presentò a lui e baciò la terra tra le mani
del Padrone del Sigillo, dicendo: Eccomi tra le tue mani! Ascolto e ubbidisco.
E Solimano gli disse queste semplici parole: A me, in un batter docchio, la
mia messaggera, lupupa magica Yafur!
E lupupa magica Yafur, Hud Hud, dallocchio perspicace, si presentò al
cospetto del suo Padrone, per rendergli conto della sua missione presso la Principessa Bilqis di Saba. E, dopo salam e
prosternazioni, lupupa parlò e così disse:
Oh terra di Saba, oh sua capitale, in mezzo alle montagne! In essa ci sono sorgenti,
gemme dacqua, molte, molte
Cè uva e fichi, e limoni dolci, in quantità, in quantità
E albicocche sui rami, a due a due. E negli orti, di un verde profondo, meloni la cui polpa è
spessa quattro palmi. Là ci sono rose con sessanta petali, il cui profumo intenerisce il
cuore
E, nella parte orientale, cè lincenso. E io, mio padrone, giunsi, inebriata di odori, nella capitale
Mareb, residenza di Bilqis, e vi entrai smarrita. E, superate sette porte, penetrai
dolcemente nel Palazzo, fino al settimo appartamento, che era come la violetta. E mi posai senza rumore, discreta, nellombra dellombra. E vidi
visione tra le visioni sul letto di un trono dargento alto trenta
gomiti, dietro una grande tenda color dei mari quando sono profondi, la Faraona
adolescente, sola con la sua bellezza dei sedici anni. Ed era una bellezza da perdere il
dono della vista, più armoniosa lei da sola, nella sua immobilità, di tutto un coro di
danzatrici. E ora pongo sulle mie labbra il sigillo del silenzio.
Quando il re Solimano ebbe inteso le parole dellupupa magica Yafur, ne comprese i
Quattro Significati. E il suo petto si dischiuse. Sentì il suo cuore danzare.
Ecco la storia di Solimano e di Hud Hud, lupupa magica.
Cè un precetto fondamentale dellErmetismo
che bisogna penetrare a fondo prima di solcare la soglia del meraviglioso. E questo è il
precetto:
Se si conosce il vero nome di un essere, fossanche di un dio, si conosce lessere
stesso, si conosce la sua forza, e si può utilizzare quella forza per piegarlo ed
evocarlo. Perché vi è identità tra il Vero Nome e lessere nominato. Ed è la
ragione per cui la mera enunciazione di un fenomeno ardentemente desiderato basta sovente
a suscitare quel fenomeno.
Perché vi sono parole o formule che, pronunciate da voce umana, secondo riti
rigorosamente fissati, penetrano fino al fondo di quello stesso essere. Si può, allora,
agire con energia invincibile sulle intelligenze e mobilitare forze ancora sconosciute.
Luomo, abbandonato senza difese al destino, può dunque giungere, con la più severa
disciplina, con lAscesi, ad afferrare la divinità stessa e a porla al suo servizio.
Egli può dunque lottare contro le forze inesorabili della dea Fortuna, e impedire loro di
condensarsi in fatalità: dovrà solo parlare. Potere formidabile. Lessere umano non
è più solo e disarmato contro la Sorte. Possiede unarma terribile: il Verbo.
Ma questo Verbo, padrone degli dèi e degli elementi, dominatore della Sorte, vincitore
della fatalità questo Verbo non creato ma creatore che vogava sulla superficie
delle acque, nei tempi primevi, che cosè in fondo, qual è la sua essenza?
Noi lo rappresentiamo con lettere misteriose quanto il Verbo stesso, e queste lettere
trovano rispondenza in cifre non meno misteriose.
In definitiva, questo Verbo serve a rendere il grido, cioè a dire il richiamo che ogni
essere lancia allindirizzo delloggetto desiderato. Desiderio! Ed ecco la
passione. Ed ecco lAmore. Ecco il grande Demiurgo. Il mondo, grazie allAmore,
è salvato dalla distruzione.
E ciò ci riporta alla Regina Adolescente Bilqis di
Saba, nel momento in cui la sua vecchia nutrice Sarahil va a trovarla; e al re Solimano, e
allupupa magica. Ed ecco la vecchia Sarahil che, vestendo Bilqis una mattina, le
dice:
Oh mia divina padrona, che questa mattina sia tutta bianca sulla tua fronte di
aureola. Perché questa mattina è per te, per decreto divino, annunciatrice dAmore.
Quando ladolescente di meraviglie e di stupori ebbe udito dalle labbra della sua nutrice, per la prima volta, quella parola Amore,
da lei sconosciuta, sentì un grande turbamento scendere fino alle sorgenti della vita.
Palpitava dolcemente, senza riuscire a parlare.
E Sarahil le disse:
Chi mai, tra i Saggi della Saggezza, non è stato schiavo dellamore? E quale
sufi della più alta spiritualità, prima di intraprendere il Sentiero, e di votarsi alla
Divina Amica, alla Sophia eterna, non ha conosciuto la passione damore,
perdutamente?
E Bilqis mormorò: Oh Sarahil, mia nutrice! Che cosè lamore?
Sarahil rispose: Un mistero, come la vita, ma più eterno ancora. Prima della vita,
lamore era. Durante la vita, lamore è. E dopo la vita, lamore sarà.
E Bilqis: Qual è il suo sembiante?
La nutrice rispose: La scintilla nella pietra. Il diamante nella terra.
E la giovane: Come arriva?
Ella rispose: Ospite insidioso, si presenta nellora segnata dal Destino.
Penetra nelle vene del cuore, e lo colma. Da quel momento, di te non resta nulla, nullaltro
che il tuo nome: tutto il resto è amore.
E Bilqis: È cosa preziosa da possedere?
È lunica cosa al mondo che sia qualcosa.
Può essere sostituita da altro?
Se il Dio creatore dà, al posto dellamore, tutto ciò che possiede, non dà
nulla.
E la forza, lambizione, la gloria?
Sentimenti schiavi. Chi è dominato da essi è schiavo degli schiavi.
E Bilqis: Oh Sarahil, mia nutrice, le tue parole aprono il mio cuore sopito e lo
sospingono verso una vita sconosciuta.
E la giovane si sedette, la testa contro le ginocchia ripiegate, e il cuore in tumulto.
E la nutrice disse: Oh mia padrona, perché questo cuore?
Ella sospirò e si rivolse al suo cuore, dicendo: Cuore mio, non rivoltarti contro
di me.
Sarahil disse: Quando lamore entra, vive del sangue del nostro cuore, e da
quel momento non ha altra compagnia allinfuori di lui.
Per questo il sufi disse a uno dei suoi discepoli: Tu che ancora non conosci lamore,
e che vuoi intraprendere il Sentiero della Verità, vai prima a incontrare lamore, e
annienta il tuo essere in lui. Se sopravvivi a questa esperienza, allora torna a me. Sarai
maturo per entrare nella Verità.
A queste parole della nutrice, Bilqis rialzò la sua testa sacra e, guardando la Visione
del suo proprio spirito nellazzurro del primo mattino: Oh tu che violi lo
spirito immortale nella sua più intima dimora, ospite insidioso e seducente
Ma non riuscì a finire e sospirò: Oh nutrice
Allora Sarahil si inginocchiò, si purificò le mani
sul fumo del sacro olio dellacclamazione, che sempre bruciava nel braciere regale, e
ciò la esaltò. Poi, sempre in ginocchio, tracciò intorno alla sua regina un cerchio
magico, con un magnete, e volse il palmo della sue
mani rinsecchite verso il cielo. Supplicante, per incanto deprecativo, giusta nel timbro e
nella successione, pronunciò verso lInvisibile la formula dellincanto:
Per il Grande Nome, lIneffabile, che non è dato pronunciare e per la sua
potenza, ti invoco e ti supplico, Oh Sorte, ti imploro e ti scongiuro, oh Sorte! E per il
Sabaoth, che abita il Thor, e per la sua sublimità. E per il numero Sette; e per i Sette
Nomi che da essi derivano: il Bello, lUno, il Donatore, lAntico, il
Periglioso, il Primo, lUltimo. E per le Sette Parole Divine, i Sette Giorni della
Creazione, i Sette Climi, i Sette Oceani, i Sette Cieli, le Sette Pleiadi, le Sette
Costellazioni e i Sette Astri che ruotano, ti invoco, oh Sorte! E per il Nome Supremo
inscritto nel cuore del Pianeta Luna; e per la Formula Siriaca, la più temibile delle
formule; e per i caratteri misteriosi scritti sulle ali di Gabriele! E per la Foglia Verde
la cui verzura bruciò nella fiamma, ma di cui lo scheletro restò indenne con il Nome
inscritto su di essa, ti invoco, oh Sorte! E per la forza terribile dellAngelo metà
di ghiaccio e metà di fuoco; e per il Guardiano Incorruttibile della Montagna del Fumo,
ti invoco, oh Sorte! E per tutti i depositari di Misteri, coloro che non è permesso
nominare: Mussem, Jussem, Semsem; Ablakil, Mablakil, Kil, Shablakil; Tahitt, Mohitt, Hitt,
Sahitt; Giahtut, Mahtut, Tutt, Darghut; Hablakan, Mablakan, Kan, Shablakan, ti invoco, oh
Sorte! E per tutti coloro che non mi è possibile nominare, ma che i miei sovrani
invocano, i Sette Re Sacri, Servitori Luminosi di Lui: Izrafel, Azrael, Gibrael, Michail,
Aniael, Hebrael, Deniael, ti invoco, oh Sorte! E per i miei Sovrani, Re figli di Re:
Abumalik, Hud, Ghut, Attarek, Abidun e Maimun, i Prediletti della Tamerice, del Sunbul,
dello Zolfo Rosso, e della Curcuma, ti invoco, oh Sorte! E per i Dieci Cieli Astronomici,
e i loro Dieci Geni Immateriali, Signori delle Salamandre, ti invoco, oh Sorte! E per il
Padrone di tutti, il Primo tra i Primi, il Signore dei Signori il cui nome è la sillaba
EL, ti invoco, oh Sorte! Per tutte queste potenze, ti supplico, e per il tuo Nome Segreto
che non pronuncio, ti invoco e ti scongiuro, oh Sorte! Allontana da noi la bocca malvagia,
la lingua malvagia, il respiro malvagio, la forza maligna, la parola maligna, locchio
maligno. Allontana da noi il male figlio del male, discendenza del male. Che non pesi sui
nostri occhi, che non pesi sul nostro petto, che non trafigga il nostro cuore! Oh
Elargitore, fa sì che il Maligno stia lontano, il Lapidato! Che lontano sia dalla
nostra voce ciò che deve stare lontano! Che tutto, nel nostro cammino, sia veridico,
leale, senza equivoco, senza ambiguità! Che tutto ciò che ci deve accadere sia per il
meglio, per il meglio. E che non siamo nel novero degli oppressi! Che non siamo nel novero
dei miscredenti; ma che siamo nel novero degli Eletti dellAmore! E così sia.
E quando ebbe pronunciato la sua invocazione e
lanciato il suo esorcismo, la vecchia Sarahil passò tre volte le mani sul suo volto e
uscì dal cerchio magico.
Allora, la regina adolescente Bilqis, illuminata dal Fluido Divino, eredità degli
Antenati Faraoni, Fluido che, dalla sua nascita, era assopito in lei e si era appena
risvegliato, Bilqis si alzò sui suoi bei piedi. Fino ad allora languida nella frigidità
dellinfanzia, ella sorse dal letto del Trono, fiore sbocciato sul suo calice. E, il
volto ispirato, avanzò con decisione ed entrò nel cerchio incantato da cui la sua
nutrice Sarahil era appena uscita. Un attimo, e fu lesaltazione. Poi levò verso il
cielo del mattino le mani candide; e con sacra intonazione, ciò disse:
Oh Dama delle Altitudini, sovrana degli incanti! Per la tua parola purificatrice,
per la tua madre augusta, per il tuo corpo intero e per la tua mano, io ti invoco! E per
il cielo più alto, che è cristallo, e per il cielo più vicino, che è azzurro e
zaffiro, io ti invoco! E tu, Luce! Luce delle altitudini dei cieli lontani! E tu, vigore dAsia,
madre mia, nutrice di eroi e di Profeti, e tu Spazio, spazio libero, patria risplendente!
E tu, Casa dellOceano, foresta odorosa di onde, sciame di odori marini, purificante.
E tu, burrasca dei Poli che contrai luniverso, e voi, tempeste che correte da
settentrione allaustro, e voi, vascelli dincanto che traversate i fiumi! E tu,
Signore della luna nuova! E tu, visione fascinatrice, fidanzata velata! Oh me stessa! E
voi tutti, dèi della notte! Vi invoco e, con voi, invoco la notte, la sera, la mezzanotte
e il mattino! E tu, divino Signore del Silenzio, mio maestro, il più grande dei grandi,
Guida di chi non ha nulla, ti invoco! Ecco! Immolerò dinanzi a te, mio Signore, fin dallaurora,
il più veloce dei miei destrieri e farò portare alle tue dimore, in offerta
propiziatoria, mille pani, cento ceste di datteri, cento scodelle di burro, dieci pesate
di incenso e mille misure di miele. Ma tu, oh Donatore, dacci in cambio il solo bene
inaccessibile, il Sentimento! Il Sentimento che non perisce né va in rovina, di cui trema
per lemozione il nostro cuore e di cui io non conosco, da questa prima aurora, che
il nome, così dolce tra tutti gli altri nomi, e che non oso dire né pronunciare.
E quando ebbe pronunciato questa invocazione, Bilqis passò tre volte le candide mani sul
suo viso e uscì, a sua volta, dal cerchio magnetico.
Nel momento in cui Bilqis e la nutrice stavano per
lasciare il Settimo Appartamento, un Personaggio fece la sua entrata inattesa. Dal
soffitto, forse, fece la sua entrata il Padrone degli Umani e dei Geni, degli Animali e
degli Uccelli, dei Quattro Venti e dei Quattro Orizzonti, il Re Solimano in persona
barba arricciata con il calamistro, tutto doro.
E subito una luminosità di sogno regnò nel Settimo Appartamento, che divenne come il
giacinto. E da una musica di arpe invisibili discesero le note su un diapason sottile come
un capello di cristallo. E al ritmo di questa musica dellinfinito, danzatore sacro,
il Re Solimano si estasiò. Braccia distese, il palmo della mano rivolto al cielo nel
gesto di colui che riceve, e laltro rivolto alla terra nel gesto di colui che dà,
la testa ripiegata sulla spalla destra come su un cuscino di nuvole, gli occhi chiusi, il
Re Solimano danzava. Volto dellextra mondo, corpo ondeggiante su un oceano di
estasi, ombra che un soffio sembrava far piroettare, senza rumore né scosse, egli
danzava, e solo la punta dei suoi alluci toccava terra. E appariva, nella sua veste
dischiusa, ondeggiante, come il fiore sul calice, come luccello sulle sue ali.
Danzava intorno a Bilqis dalla ciglia abbassate; volteggiava da destra a sinistra, nella
stessa direzione del moto del Sole. Sette volte girò, mentre la nota invariata di
cristallo, a goccia a goccia, accompagnava sul tempo di cinque e in contrappunto, questo
canto sufi:
Sono latomo vorticoso,
sono lo splendore del Disco.
Sono la luce del mattino, sono lultima sera.
Sono il dentro di ciò che è dentro.
Sono il desiderio del desiderio.
Sono la pianta che rinasce anima,
sono lanima che rinasce uomo.
Sono luomo che rinasce angelo,
sono langelo che rinasce inaudito.
Sono linaudito che rinasce mai visto,
sono il mai visto che rinasce nulla.
Sono il nulla. Sono il nulla.
E quando ebbe girato sette volte, il danzatore sacro,
giunto di fronte alla regale adolescente, si fermò bruscamente.
Le sue braccia erano ora incrociate sul petto, le mani sulle spalle. E la veste era
ricaduta a spirale intorno alle sue gambe ormai tranquille.
Si inchinò profondamente dinanzi a Bilqis, poi alla sua sinistra, poi alla sua destra. E,
indietreggiando, cominciò a svanire. E, poco alla volta, svanì sempre più e scomparve,
come lombra svanisce e scompare, come scompare il profumo del basilico e della rosa.
Questo fu il primo incontro damore tra Bilqis,
la Regina Bambina, e il Padrone del Sigillo Talismanico, ed è così che ebbe preludio il
grande Mistero dAmore di Bilqis di Saba, Regina del Mattino, e di Solimano, Padrone
dei Geni.
Ma ecco che, nel frattempo, lupupa Hud Hud Yafur entrò, uccello discreto, ombra del
suo padrone. Abbassò modesta la cresta dorata, accordò la sua voce sulla tonica della
quarta corda di un liuto tetracorde che un Ifrit musico teneva sulle ginocchia e, uccello
magico, intonò sul ritmo ramel questo canto dAmore:
Quando nulla esisteva, lAmore solo
esisteva.
E quando più nulla resterà, solo lAmore esisterà.
È il Polo della vita,
e il compagno allangolo della tomba.
Oh tu, che ti dirigi verso la via dellAmore,
che prepari per il tuo cuore la triaca,
e per la tua anima la giuggiola,
che frequenti la Divina Amica
nella solitudine del tuo cuore,
se tu mi dici: oh sufi, il cui orecchio è impuro,
che cosa hai compreso di tutto ciò che ti circonda?
Del ronzio della mosca,
della marcia senza fine delle carovane,
della corsa delle nuvole
sotto la spinta dei venti del Sud,
del rumore delle acque gorgoglianti,
del gemito delle colombe,
dellincenso dei fiori notturni,
della voce del liuto e del flauto?
Risponderò, risponderò fin nella tomba:
tu sei il mio tutto, sei la mia sufficienza, Amore!
Questo fu il canto dellupupa magica Yafur,
serva dellUnico, messaggera dellAmore.
Queste sono solo alcune delle ricchezze spirituali incluse nel modesto thesaurus che chi
scrive ha lonore di rivolgere ai lettori. Ma tutto
ciò ha senso solo se serve a proiettare la luce della Lampada di Aladino sui concetti
spirituali dellantica patria delle Leggende<
È nella terra dimenticata dei Re Magi dellEpifania
che si sono in parte sviluppate le radici poetiche che il vecchio Oriente sublimò più
tardi nel vocabolo sufi, o Sentiero della Sophia eterna, della Divina Amica.
Vivere della Divina Amica è vivere con la Dea interiore che abita i cuori bruciati dallAmore.
Vivere nel sufi è, per i cuori bruciati dallAmore, vivere nellangolo del
raccoglimento, sul tappeto della rinuncia, sulla stuoia della meditazione.
È agire in una vita che aspetta ricompensa solo in se stessa.
Per questo, se vogliamo addentrarci nel Sentiero dellAmore, dobbiamo trovare in noi
stessi il nostro Ritmo personale, il nostro Ritmo vitale.
Senza di esso, che nessuno può rivelarci allinfuori di noi, e che si arriva a
scoprire dopo lunghe meditazioni, e attraverso la concentrazione sul tappeto del
raccoglimento; senza la scoperta di questo ritmo interiore, personale, non saremmo che
morti viventi, votati a vocazioni casuali, senza disciplina, senza influire beneficamente
su chi ci circonda, senza splendore e senza dignità.
Possa il ricordo dellimmortale Bilqis di Saba, simbolo dellAmore ideale,
spingerci su questa strada ma se, in grazia di un bel Destino, già ci siamo, possa durare
attraverso la rivelazione del nostro vero Ritmo interiore.
Traduzione di Biancamaria Bruno
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