|
|
◄
I due volti della globalizzazione
Loccidentalizzazione del mondo Oggi a che punto siamo? Verso quale mondo
andiamo? Nessuno può rispondere con sicurezza a tali domande. Sappiamo soltanto
come giustamente diceva Valéry che la nostra civiltà è mortale, e che il peggio
è altrettanto probabile del meglio. La distruzione creatrice Dunque oggi non assistiamo ad un cambiamento di paradigma storico, ma subiamo piuttosto la vittoria totale e forse secolare di un unico paradigma. Ciò non significa naturalmente che la struttura e il contenuto di tale paradigma (la civiltà materiale del capitalismo), non siano cambiati. Al contrario. È proprio la perpetua mutazione che ne costituisce loriginalità profonda. Schumpeter laveva ben intuito con la sua teoria delle distruzioni creatrici. Nellarco di quattro secoli, è possibile evidenziare molteplici configurazioni del capitalismo e altrettante fratture al suo interno. Dal capitalismo mercantile al capitalismo industriale, da questo al capitalismo finanziario e da questultimo al capitalismo fondato ormai sulla manipolazione dellimmateriale (capitalismo informazionale), i rapporti economici e sociali sono stati trasformati in profondità così come le ideologie, le culture, le identità, limmaginario stesso dellessere umano. Ma tali modificazioni si producono allinterno dello stesso paradigma e nel quadro delle sue condizioni strutturali. Se si volesse definire ciò che attualmente configura tali mutazioni, lo si potrebbe riassumere in qualche semplice punto: modificazione del concetto di valore economico, il quale si organizza meno in funzione del lavoro che in relazione con lintelligenza, linformazione, la rapidità speculativa della circolazione di capitali su scala mondiale; rovesciamento dei rapporti sociali che modifica la struttura delle classi e dei gruppi sociali, in particolare rendendo possibile lemergere di élites finanziarie mondiali; rottura nella continuità biologica dellumanità con lavvento delle tecniche di manipolazione genetica, le cui conseguenze sono sia positive, per la protezione della vita umana, sia terrificanti per la prospettiva di un loro possibile utilizzo incontrollato; mutazioni, infine, della struttura etnica della popolazione mondiale, attraverso gli ineluttabili processi migratori attualmente in corso in tutto il pianeta, e che nessuna legislazione, per quanto dura, arriverà mai a controllare totalmente. Tali mutazioni sono al tempo stesso nuove e fortemente radicate nellantico paradigma, e questo lo si può verificare con la persistenza e il rinnovamento dei rapporti di dominio, di sfruttamento e di alienazione consustanziali alla logica del profitto, la quale costituisce, a sua volta, il nucleo strutturale di tale civiltà. Tutto è cambiato e al tempo stesso nulla, in termini di emancipazione umana, è cambiato. Il senso della storia Lo sviluppo dellumanità non si
attua in nome dellumanità stessa, ma piuttosto in nome di qualcosa che sfugge alla
coscienza collettiva delle società, ossia la ricerca insaziabile del profitto. La tesi di
Adam Smith, secondo la quale la ricchezza è legata non allespansione dellindividuo
ma al suo assoggettamento alla dinamica del profitto, rende ragione più che mai del
nostro modo di agire e di pensare nellepoca della globalizzazione liberale. Questultima
appare, in questa prospettiva, come la conseguenza finale di tale vasto processo di
sfruttamento planetario e di concentrazione delle ricchezze. La globalizzazione porta con
sé, al tempo stesso, lenergia creatrice
e la forza distruttrice, la tendenza allineguaglianza che deriva dalla guerra di
tutti contro tutti nel mondo della concorrenza generalizzata, e la reazione che mira ad
ottenere più eguaglianza e solidarietà. La globalizzazione costituisce una fase
certamente nuova, poiché i suoi mezzi sono nuovi. Essa non è una nuova civiltà, dal
momento che si inscrive nel processo di formazione di uneconomia mondiale in corso
da alcuni secoli. Essa non è né una regressione né un progresso in rapporto al passato,
dal momento che regressione e progresso sono determinazioni elaborate in funzione di un
senso della storia, del quale è impossibile definire in termini rigorosi il contenuto. Due ricette per il futuro Linterrogativo sul dove stiamo
andando sottintende e chiama in causa la nostra idea dellumanità. Quale umanità
vogliamo? Non si tratta di una domanda astratta. I nordamericani vogliono un mondo fondato
sul modello antropologico-economico anglosassone (individualismo ed evoluzionismo
darwiniano), gli integralisti che hanno distrutto le Torri Gemelle rifiutano tale modello
e preferiscono un ordine organico e comunitario. E noi? La cultura europea sè
formata a partire dai valori di libertà, di uguaglianza e di solidarietà, nel solco
inaugurato dalla rivoluzione francese del 1789. Che cosa ne è della libertà in una
civiltà globalizzata nella quale i capitali determinano, a scapito della sovranità dei
popoli, le condizioni di vita dei popoli stessi? Che cosa ne è delluguaglianza,
allorché lindividualismo minaccia dappertutto la convivenza civile e la ragione
cinica considera i privilegi come segni di virtù? E la solidarietà cosa diventa, quando
i quattro quinti dellumanità vivono sulla soglia della miseria e la ricchezza dei
pochi è direttamente, automaticamente costruita sulla povertà degli altri? Siamo
consapevoli del fatto che, a partire dal 1960, i trasferimenti finanziari dal sud verso il
nord equivalgono a più di venti piani Marshall? Traduzione di Tiziana Colusso
|
|
|